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È augustano il “mago” dell’alluce valgo. Le nuove tecniche di chirurgia mini-invasiva

AUGUSTA – Il padre, sottufficiale delle Fiamme Gialle, si faceva voler bene, grazie alla sua affabilità, al suo sorriso che lo rendevano simpatico alle persone, nonostante la divisa di tutore della legge. Aveva l’aspetto del “gigante buono”, caratteristica che ha trasmesso al figlio Francesco, che, nel sorriso aperto, ricorda il padre.

Francesco Bucca, 49 anni, è nato ad Augusta e vi è vissuto fino a ventitré anni fa, per poi trasferirsi a lavorare come ortopedico all’ospedale “Santo Spirito” di Bra, in provincia di Cuneo. In perfetta regola con il piano di studi, a ventiquattr’anni si è laureato in medicina e chirurgia a Catania, dove, nel settembre 2001 si è specializzato in ortopedia e traumatologia. Durante gli anni di servizio a Bra, ha seguito corsi di specializzazione in chirurgia mini-invasiva del piede e dell’alluce a Siena e a Pietra Ligure. Con il nuovo anno, opererà in una struttura a Siracusa, oltre che a restare attivo tra Torino e Roma.

Grazie a questa sua iperspecializzazione, Bucca è divenuto un medico ricercato per la cura di quella deformazione del piede, una delle più comuni e più dolorose, definita “cipolla”, tecnicamente chiamata dell’alluce valgo, una deformazione che colpisce più le donne degli uomini, anche in giovane età, che può provocare “una deviazione anche delle altre dita del piede che progressivamente si inclinano” determinando altri gravi problemi al piede, come ci spiega lo stesso Bucca, diventato così abile come chirurgo nel guarire questa patologia da essere intervistato da varie testate regionali e nazionali.

Tra le cause a cui è riconducibile questa patologia, c’è una componente di ereditarietà – premette Bucca – spesso viene trasmesso da madre a figlia, visto che è dimostrato che colpisce soprattutto  le donne; inoltre, alcune tipologie di calzature femminili, strette sulla punta o con i tacchi alti, possono peggiorare la situazione e aggravare il problema“.

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Alla nostra domanda, se bisogna esortare le ragazze a non indossare scarpe strette e con tacchi alti, lo specialista risponde che “sostanzialmente sì, si deve fare comunque un uso molto moderato” aggiungendo che “generalmente, la patologia è trascurata in età giovanile o non considerata rilevante ai primi sintomi di fastidio” ma “grazie a nuove tecniche di intervento meno invasive, anche pazienti giovani possono scegliere la strada della chirurgia: è un cambiamento importante perché l’alluce valgo che insorge magari prima dei 40 anni, con l’età tende a peggiorare“.

Bucca esegue queste nuove tecniche meno invasive rispetto a quelle in uso nel recente passato e al riguardo ci spiega: “La metodologia tradizionale, l’unica disponibile fino a qualche anno fa, richiedeva un taglio di 6-7 centimetri e poi l’uso di mezzi di sintesi cioè fili metallici o viti per bloccare l’osso nella posizione più corretta. Oggi, invece, le tecniche di chirurgia mini-invasiva consentono di intervenire con due incisioni, vicine, di pochi millimetri. Dopo l’intervento si procede con dei bendaggi da rinnovare a quindici e 30 giorni dall’operazione. I vantaggi della procedura mini-invasiva sono molteplici. Innanzitutto, è ridotto il rischio di infezioni e la ferita che prima era di diversi centimetri si riduce a due puntini. Il giorno successivo all’intervento il paziente può già camminare con una scarpetta apposita caratterizzata da una particolare rigidità che impedisce alle ossa dell’avampiede di flettersi. Il tempo complessivo di recupero è analogo a quello della chirurgia tradizionale perché occorre attendere che si formi naturalmente il callo osseo, ma il piede risulta meno gonfio e provoca meno dolore“.

Giorgio Càsole


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