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Emergenza Coronavirus, un augustano a Patti protesta sul balcone per i “tagli” alla sanità pubblica

AUGUSTA – Una protesta pacata ed educata per denunciare i pregressi “tagli” alla sanità pubblica, dietro lo striscione appeso al proprio balcone, nel rispetto delle limitazioni di spostamento imposte dai decreti governativi per l’emergenza Coronavirus.

Il protagonista dell’iniziativa è il trentasettenne augustano Maurizio Prisutto, massaggiatore sportivo e massoterapista trapiantato da qualche anno a Patti, nel Messinese, dove ha inscenato la protesta. Nello striscione esposto sul balcone ormai da dieci giorni si legge: “Sanità=Tagli=Vergogna!“. Come la definisce lui stesso, una “civile protesta contro il depotenziamento della sanità pubblica in atto da anni soprattutto al Sud“. Diverse testate e tv locali hanno dato spazio alla notizia e, come ci fa sapere Prisutto, nei prossimi giorni dovrebbe ricevere riscontro dal quotidiano nazionale Libero e dal programma tv Striscia la notizia.

La reazione è stata inaspettata, in senso positivo – ci riferisce l’augustano – Nel quartiere ormai, appena mi affaccio e qualcuno mi vede, scatta un applauso. Non nascondo che un po’ mi emoziono, e commoventi sono le dimostrazioni di solidarietà, d’affetto social, con messaggi privati o chiamate che mi incoraggiano, anche persone che personalmente non conosco“.

Molte persone mi hanno contattato informandomi che mi emuleranno, mettendo un striscione simile – aggiunge Prisutto – Spero si smuova qualcosa, per provare a non far passare invano questa emergenza e soprattutto a non dimenticare gli oltre cinquecento morti al giorno“.

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Un plauso e un abbraccio simbolico – conclude il trentasettenne, pensando a chi è in prima linea nell’emergenza – va a tutti coloro che in questo momento lavorano in ambito sanitario, ininterrottamente e con pochi mezzi a disposizione: eroi. Grazie anche a chi garantisce i beni di prima necessità​”.

Per offrire ai nostri lettori un contributo sintetico sulla questione, evidenziamo che, secondo un rapporto risalente allo scorso settembre dell’autorevole Fondazione Gimbe, si può parlare a ragione di “tagli” al Sistema sanitario nazionale (Ssn) per 37 miliardi di euro tra il 2010 e il 2018, facendo riferimento ai mancati aumenti attesi di anno in anno o alla loro effettiva riduzione (in rapporto al Pil e all’inflazione), pur crescendo nello stesso periodo il finanziamento dello Stato al Ssn in valori assoluti da 105,6 a 114,5 miliardi (quest’ultimo dato fornito dal ministero della Salute).

L’attuale emergenza Coronavirus ha comunque riaperto il dibattito sulla necessità di potenziamento della sanità pubblica, vista la corsa in tutta Italia a realizzare aree attrezzate e comunque a moltiplicare i posti di terapia intensiva (500 in più è l’obiettivo della Regione siciliana, ad oggi, per l’emergenza) per trovarsi in grado di fronteggiare una simile pandemia.


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