Cultura

Gli eroi augustani della Grande Guerra in un romanzo di Carmelo Fazio

AUGUSTA – Si è tenuta nel salone di rappresentanza del Circolo Unione, messo a disposizione dalla presidente Gaetanella Bruno, sabato scorso, la presentazione dell’ultima fatica editoriale di Carmelo Fazio, nativo di Augusta ma stabilito ormai da decenni a Milano, dove gestisce un’attività commerciale.

La passione e l’amore per la sua città l’hanno portato negli anni a raccogliere notizie, riflessioni, pensieri e soprattutto a fare memoria di un passato che non può essere dimenticato. Eroi, Monte Pasubio – Vallarsa, teatro della grande guerra. Augustani in trincea è il titolo di questo nuovo romanzo che vede protagonista Augusta e in particolare due suoi figli chiamati alle armi in quel conflitto, che per la prima volta annoverò uomini provenienti da ogni dove combattere per un ideale e per i valori della Patria comune.

Il volume è stato presentato da Giuseppe Carrabino, già presidente della Commissione comunale di Storia patria, con due interventi di Giuseppe Poli, amico d’infanzia dell’autore e della sorella, che fu la maestra nel periodo delle elementari.

Durante la serata, Mariarita Corallo, responsabile Urp del Comune di Augusta, ha proposto alcuni passi del volume relativi al contesto dei fatti narrati e in particolare alla storia personale e familiare di Benedetto Fazio e Domenico Costa, due eroi augustani che idealmente rappresentano il sacrificio di tutti i figli di Augusta.

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Carmelo Fazio offre uno spaccato della vita di Augusta agli inizi del Novecento. Una comunità di pescatori, contadini e salinari. Gente che viveva di stenti e fatiche. Dove il giorno veniva annunciato dal festoso scampanio delle campane delle numerose chiese che punteggiavano il paese e dal suono d’un corno che ricordava il passaggio del carro che rilevava la spazzatura dalle singole abitazioni. Un servizio che nonostante tutto funzionava. Basti pensare che a quell’epoca gli addetti alla nettezza urbana erano appena quattro unità.

Il racconto esprime il sentire del cuore di un cittadino innamorato della sua terra; ecco perché rivive il senso della pulizia e del decoro, il fascino dei ricordi, le strade che i contadini privilegiavano perché era consentito loro di parcheggiare i carri agricoli, o i pescatori che, come segno distintivo, tinteggiavano i prospetti delle proprie case con colori vivaci.

L’autore ricorda le “cillitte” (fontanelle) dove la gente si recava per attingere l’acqua con la “quartara”, i luoghi dove si radunavano gli uomini per essere assunti a giornata o il rinomato caffè da “Monaca”, dove ancora ai nostri giorni ama consumare la squisita granita al limone.

Dopo la descrizione della città, l’autore si addentra nelle vicende dei due protagonisti. Il fante Benedetto Fazio, zio dell’autore, è stato sempre motivo di racconti tramandati in casa e Carmelo Fazio ne ha conservato memoria anche attraverso una vecchia foto ingiallita che il padre portava sempre con sé. All’epoca della chiamata alle armi, Benedetto, proveniente da una famiglia numerosa, dedita alla raccolta di legna e carbone, era sposato da alcuni anni con Giuseppina, e viveva nel vicolo in prossimità della casa paterna vicino la chiesa del Carmine. Nella primavera del 1914 Benedetto era tornato dalla guerra di Libia. Non avrebbe mai pensato che dopo quella guerra, a distanza di poco tempo, sarebbe stato richiamato alle armi e lasciare la vita a Vallarsa.

Diversa la storia del sottotenente Domenico Costa, maestro elementare che per qualche anno aveva insegnato nella scuola dell’ex convento di S. Domenico. Una lapide, ancora oggi, ricorda l’aula dove insegnò il maestro. I Costa erano una famiglia conosciuta e ben voluta in Augusta. Partirono per il fronte sia Domenico che il fratello Angelo, entrambi caduti a distanza di poco tempo. Al Costa è stato intitolato il 4° Istituto comprensivo.

Due storie, due vite apparentemente diverse ma accomunate dai ricordi di ciascuno di loro. Ricordi che vanno dalle gustose pietanze che scandivano i riti, come la pasta con il nero delle seppie del Venerdì Santo o le paste secche e rosolio offerti in occasione di fidanziamenti e matrimoni. Ed ancora: la festa di S. Sebastiano, la Settimana Santa, la Pasqua e la “calata a tila” con l’azione rituale dei “fuluari” e dei “vastasi”. Rivivono i ricordi delle modeste case di allora con il lungo corridoio, “u spatticammira”, il pozzo, la pavimentazione con mattonelle d’argilla, gli arredi: “a culunnetta”, “l’ammuarru”, la spalliera in ferro smaltato; l’utensileria della cucina: “brunìa”, pentole di rame e terracotta.

Tutto questo è Eroi, un racconto sul filo della memoria dove la vita dei due caduti diventa pretesto per narrare la storia e le vite della città.


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