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Intervista all’allievo ufficiale augustano Iocca, sulla nave “Durand De La Penne” in sosta al porto

AUGUSTA – Lo scorso 24 agosto è entrato nel porto di Augusta il cacciatorpediniere “Luigi Durand De La Penne”, al comando del capitano di vascello Fabrizio Rutteri, rimanendovi fino al 26 agosto per una breve sosta logistica successiva all’incarico di flagship dell’operazione “Mare Sicuro”. A bordo della nave della Marina militare italiana gli allievi ufficiale seconda classe dell’Accademia di Livorno, destinatari della campagna d’istruzione partita da Taranto l’11 agosto e che terminerà, insieme alle altre unità navali impegnate, nel porto livornese il prossimo 23 settembre.

Abbiamo colto l’occasione per intervistare l’allievo ufficiale augustano a bordo, il ventunenne Francesco Iocca, che, distaccatosi in adolescenza dal mare megarese, ha conseguito la maturità scientifica alla Scuola navale militare “Francesco Morosini” a Venezia.

Che cosa l’ha spinta a entrare nella Marina militare?

Quando si chiede ad una persona cosa la spinga ad entrare in Marina militare, subito viene in mente la “passione per il mare”, la voglia di avventure in giro per il mondo. Ma questo non basta… Per un ragazzo che, come me, è nato e vissuto ad Augusta c’è dell’altro: osservare d’estate le navi militari passare davanti al Faro Santa Croce o le motovedette della Guardia costiera impegnate in attività di polizia marittima infondeva in me un senso di curiosità; da bambino, contando il numero di unità in porto, mi chiedevo su quale in futuro mi sarei potuto imbarcare; o ancora, vedere indossata l’elegante divisa in giro per la città, entrare nella base navale per svolgere attività sportive… Ogni cosa infondeva in me il desiderio di far parte di quel mondo. Inoltre, aver frequentato la Scuola navale militare “Francesco Morosini”, mi ha permesso di toccare con mano le dinamiche e le caratteristiche principali della Marina già all’età di 15 anni, approfondendo le tipologie di missioni, la conoscenza delle Navi e i compiti svolti negli ultimi anni. Posso dire che la mia scelta di entrare in Marina è stata dettata da una totale ammirazione verso questa Forza Armata e dalla voglia di conoscere e imparare il lavoro che essa svolge a favore della collettività“.

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Quali insegnamenti ha ricavato o sta ricavando da quest’esperienza?

Sono tanti gli insegnamenti che ho ricavato e continuo a ricavare grazie alla Marina. Il fatto di essere entrato in questo mondo molto presto (dall’ottobre 2011) mi ha aiutato nella mia formazione. Mi viene in mente anche la capacità di essere autonomo dalla propria famiglia: con questo non intendo l’allontanamento dal nucleo familiare ma la necessità di cavarsela da solo in qualsiasi occasione, facile o difficile che sia. Mi ha insegnato a vivere con gli altri in modo quanto più cooperativo possibile. A bordo e durante l’esperienza accademica si condivide tutto: è anche per questo motivo che le conoscenze che ci vengono trasmesse cercano di convogliare quante più nozioni generali possibili. Un membro dell’equipaggio appartenente al corpo dello Stato Maggiore dovrà conoscere anche il lavoro svolto dal Commissario di bordo e viceversa. Durante questa campagna addestrativa sto imparando nozioni relative al mio corpo di appartenenza, lavorando indifferentemente con ufficiali, sottufficiali e graduati. Altra cosa che mi ha insegnato la Marina è che non ci sono cieli stellati più belli di quelli che si possono ammirare in mezzo al mare“.

L’esperienza che sta vivendo, secondo lei, è da consigliare ai suoi coetanei?

“L’esperienza che finora ho vissuto in Marina la rifarei altre mille volte e consiglierei sicuramente questa vita ai miei coetanei. Lavorare in Marina permette di avere una conoscenza del mare e una professionalità a 360 gradi. È necessario, però, impegno e sacrificio. Per questo consiglio questo lavoro ai miei coetanei che sono motivati, che vogliono mettersi alla prova e a tutti coloro che vogliono servire il proprio Paese sul mare”.

Può spiegare ai nostri lettori che cosa significa svolgere questo servizio su una nave come il “Durand De La Penne”? E perché viene definita “nave grigia”?

A bordo di nave “Luigi Durand De La Penne”, noi allievi dell’Accademia abbiamo la possibilità di approfondire le normali funzioni svolte dagli ufficiali e conoscere quali sono i compiti da svolgere in un teatro operativo. Qui abbiamo la possibilità di conoscere da vicino i vari sistemi d’arma utilizzabili nella lotta anti-aerea, di superficie e subacquea; possiamo imparare le procedure di comunicazione e riconoscimento. In Marina si usa chiamare le navi da guerra con l’appellativo di navi “grigie” perché, secondo una normativa interna alla Forza armata, le unità munite di armamenti devono essere di colore grigio in modo da potersi meglio confondere con l’ambiente circostante; ci sono anche unità della Marina di colore bianco, impiegate in campo scientifico e idro-oceanografico“.

La rotta della campagna addestrativa in cui si è immerso il giovane allievo ufficiale augustano Iocca, una volta lasciata la rada megarese, prevede di toccare i porti del Pireo (Grecia), Odessa (Ucraina), Varna (Bulgaria) e Aksaz (Turchia), prima di rientrare al porto di Livorno.


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