News

La lettera aperta di don Palmiro Prisutto alle industrie: adesso garantite il “lavoro pulito” alle nuove generazioni

AUGUSTA – Preannunciata con attenta strategia mediatica, è stata puntualmente pubblicata giovedì 28 settembre la lettera aperta alle industrie dell’ormai noto prete antinquinamento, don Palmiro Prisutto, parroco della Chiesa Madre, consapevole della sua notorietà, come egli stesso riconosce in apertura.

Il 28 settembre non è una data qualunque. Come si ricorderà, don Palmiro, da oltre due anni, ogni 28 del mese celebra in chiesa una messa denominata “per la vita”, in cui ricorda i morti per cancro, con un aggiornamento costante. Il numero delle vittime del male è arrivato quasi a mille.

Nella sua lunghissima, documentata e accorata lettera, Prisutto accenna al 1954, l’anno della sua nascita, quando già l’inquinamento era in atto, accenna alla sua stessa breve esperienza lavorativa in quelle industrie, durante gli anni degli studi universitari, ricorda con toni commossi il colore del mare non ancora compromesso, di quando andava a prendere il sale, come molti ragazzi dell’epoca facevano, lungo la strada che oggi porta all’ospedale, ricorda la flottiglia di pescherecci che tornavano in porto carichi di quel pesce che dava da vivere alla comunità augustana, ricorda, ma senza nominarlo, il pretore Condorelli che osò sfidare i colossi del petrolchimico, con le sedi legali nel Nord, per imporre il rispetto della legge e, dopo tanti anni da allora, due mesi fa, la procura di Siracusa ha riconosciuto in un decreto di sequestro preventivo di due raffinerie (di Isab-Lukoil ed Esso Italiana) il significativo contributo al peggioramento della qualità dell’aria dovuto alle emissioni degli impianti.

Don Palmiro fa riferimento alla procura che ha imposto delle prescrizioni, formalmente accettate dalle due aziende destinatarie del provvedimento, le quali proseguono nell’attività caratterizzata, tra l’altro, da frequenti “sfiaccolamenti” e da molestie olfattive diurne e notturne lamentate dalla cittadinanza del quadrilatero industriale. Tra le criticità ambientali, ricorda don Palmiro, ci sarebbe inoltre la sedimentazione nel porto di Augusta circa 18 milioni di metri cubi di fanghi industriali e 45 milioni di metri cubi fuori della rada.

inserzioni

La finalità della lettera aperta di don Prisutto è quella di chiedere adesso che venga applicato, dalle stesse aziende, il principio riconosciuto dall’Unione europea che “chi inquina deve pagare”, aggiungendo pure che l’Italia, due anni fa, ha varato la legge sugli ecoreati. Ma ne viene richiesta l’applicazione secondo due particolari declinazioni: “chi ha inquinato e inquina deve smettere di inquinare“, poiché “oggi esistono nuove tecnologie e metodologie che consentono di farlo“; “chi ha inquinato deve bonificare“, “non perché qualcuno potrebbe imporglielo in un’aula giudiziaria, ma solo perché esiste anche il principio del ravvedimento e della riparazione dopo l’errore“.

Don Prisutto richiede nello specifico, per quanto concerne Augusta, che parte dei profitti delle aziende del petrolchimico siano “restituiti alla comunità residente” attraverso progetti per il potenziamento e riqualificazione dell’ospedale “Muscatello”, per la realizzazione di un grande centro sportivo polivalente, stadio compreso, per il restauro completo dei beni storico-culturali quali i castelli  Svevo e Aragonese, delle fortificazioni spagnole all’interno del porto, per il prosieguo degli scavi di Megara Hyblaea, per la realizzazione di un museo, per il recupero dell’Hangar, per il restauro del convento di San Domenico, per il recupero e pubblica fruizione dei siti archeologici esistenti entro il perimetro dell’area industriale. Tutti progetti, orientati al turismo, che aprirebbero la strada almeno alle nuove generazioni di un “lavoro pulito“, a fronte di decenni di industrializzazione in cui il “progresso ha portato del pane, ma qualcuno sapeva che questo pane non era poi tanto buono“.

Ma don Prisutto attende risposte, interrogando le aziende del petrolchimico, come l’intera cittadinanza, sul quesito conclusivo: “Per questa nostra terra e per le nuove generazioni ci sarà mai la possibilità di un riscatto e di un futuro pulito?“.


scuolaopenday
In alto