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Nascondiamo i Bronzi di Riace!

Il Blog su beni culturali e arte Il Corbaccio di Carlo Veca per La Gazzetta Augustana.it

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Qualche giorno fa ho visitato il Museo Nazionale della Magna Grecia a Reggio Calabria, che è stato chiuso per diverso tempo, causa ristrutturazione dell’edificio del Piacentini. I lavori sembrano ben eseguiti, soprattutto la riqualificazione degli ambienti interni, ampi, luminosi e tecnologicamente moderni. Per ciò che concerne gli allestimenti, non è ancora possibile esprimere un giudizio, in quanto dei tre piani al momento è possibile visitare solo il pianterreno, con un allestimento temporaneo (privo di didascalie!) riguardante Reggio in età greca e romana, munito però di numerosi supporti digitali.

Nei lavori di restauro è stata prevista la risistemazione della “casa” dei Bronzi di Riace. Il salone che contiene i bronzi è preceduto da una sorta di “sala di attesa”, dove si può sostare e fruire di pannelli digitali con informazioni sullo stato della ricerca sulle due sculture; da questa, gruppi ridotti di persone passano a una piccola “sala-filtro”, dotata di un sistema di controllo di clima e umidità, tale da creare in pochi minuti le stesse condizioni climatiche mantenute nel salone espositivo. Finalmente si accede alla sala dei Bronzi, posti su basi antisismiche in marmo.

Un plauso va fatto quindi al ri-nascente Museo e alla nuova sala dei Bronzi. Ma occorre fare qualche grave eccezione. Il vecchio allestimento dei bronzi di Riace era ubicato nel seminterrato. Si percorrevano le scale, si accedeva alla Sezione subacquea e, oltrepassata questa, alcune feritoie fungevano da presagio a ciò che ti aspettava al di là della parete. Il ritmo cardiaco cresceva, perché eri a conoscenza di ciò che stavi per vedere, ma anche se non era la prima volta dal vivo, l’immagine dei Bronzi prefigurata nella mente ti preparava al disvelo del reale. Entrato nella sala, ampia e altissima, le due figure si stagliavano come giganti, resi vivi dalle loro ombre proiettate tra parete e tetto.

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Personalmente penso che un’opera d’arte di assoluta bellezza debba essere collocata in un luogo adeguato alla custodia non solo dell’opera, ma anche della passione del fruitore. Per quanto il percorso espositivo attuale rappresenti un passo in avanti per la conservazione dei Bronzi di Riace, esso ha ahimè una falla inammissibile. Quando accedi al museo, sei diretto in una sorta di corte centrale dove ha sede la biglietteria; qui, due grandi vetrate fanno subito scorgere le celeberrime statue bronzee, tant’è che potresti scegliere di andar via senza acquistare il biglietto. Che senso avrebbe un thriller che svela nelle prime righe il mistero di tutto il libro? Vi immaginate la Gioconda visibile attraverso un vetro presso la biglietteria del Louvre?

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Foto di Dafne Le Mura

Dov’è finita allora quella mescolanza di “paura e piacere” di fronte a un’opera d’arte nel museo più visitato del Sud Italia, soprattutto per i due capolavori della bronzistica ritrovati a Riace? Quella frenesia delle percezioni che ti fa tremare un attimo prima, e un attimo dopo dona la sensazione del sublime?

Spero che qualcuno si renda conto della necessità di attuare delle modifiche, soprattutto a quei finestroni che rivelando prematuramente l’immagine dei bronzi, ledono parte dei “sentimenti” di coloro che vogliano “goderne”. Essi mutilano la sorpresa della scoperta nel percorso verso la sala espositiva, generando tra l’altro un effetto di controluce non adeguatamente risolto dall’illuminazione artificiale.


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