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Raffineria Isab Lukoil di Priolo a rischio chiusura? Le possibili ripercussioni sul porto di Augusta

AUGUSTA – “Sulla Raffineria Isab dell’area industriale di Siracusa serve chiarezza. Il governo Draghi ci dica finalmente cosa intende fare del più importante polo energetico dell’Isola“. È l’appello a “scongiurare una catastrofe sociale” che il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci ha rivolto al premier Mario Draghi e al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, sulla scorta del paventato rischio di chiusura della raffineria di Priolo (nella foto di repertorio).

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Lo scenario “catastrofico” viene evocato da diverse settimane (già lo scorso 16 marzo dal presidente di Confindustria Siracusa) per il possibile inasprimento delle sanzioni internazionali alla Russia e la stretta sul petrolio russo, che, a seguito della “ostilità” del sistema creditizio nei confronti delle aziende collegate alla Russia, costituisce ormai il totale del greggio che arriva allo stabilimento di Priolo.

Gli impianti di raffinazione del petrolio, nonché di gassificazione e cogenerazione di energia elettrica, sono stati acquistati nel 2013, quando erano di proprietà Erg, da parte dell’azienda di diritto italiano Isab Srl controllata dalla svizzera Litasco Sa, a sua volta controllata dalla russa Lukoil, il cui fondatore e numero uno Vagit Alekperov si è dimesso nei giorni scorsi.

Ogni scelta che il governo nazionale vorrà adottare – aggiunge il governatore Musumeci – non può prescindere da una serena e attenta valutazione degli effetti che ne deriverebbero, in termini economici e sociali. Parliamo di centinaia di imprese e di migliaia e migliaia di lavoratori, tra diretto e indotto. Chiedo quindi al ministro Giorgetti, del quale conosco sensibilità ed equilibrio, di coinvolgere presto la Regione e le rappresentanze datoriali e sociali per un confronto che non porti ancora una volta la mia Isola a pagare un costo non più sostenibile“.

Tra le associazioni datoriali locali intervenute, spiccano le dichiarazioni di ieri del presidente di Unionports maritime cluster, Davide Fazio, che auspicava proprio un’iniziativa di Musumeci all’indirizzo del governo nazionale.

Le dimissioni del numero uno di Lukoil, Vagit Alekperov, ci avevano messo in allarme su ciò che si stava prospettando. Le sanzioni alla Russia e alla sua economia, che sono diventate veri e propri boicottaggi, stanno provocando un effetto boomerang che metterà in ginocchio la nostra economia. Ed in particolare – ha sottolineato il presidente dell’associazione di operatori portuali – l’assetto del polo industriale di Siracusa con il porto di Augusta fortemente interconnesso con le strutture industriale e la loro logistica“.

Dopo il divieto di sbarco dei prodotti da navi battenti bandiera russa ed il successivo boicottaggio anche al petrolio russo, a prescindere dalle navi e che lo trasportano, le ripercussioni sul polo e sul porto di Augusta – ha aggiunto – sono chiari ed evidenti, ma anche gravissime per le ripercussioni su tutta l’industria. Uno tsunami di cui forse ancora non tutti sono consapevoli“.

Riteniamo che si debba, in caso di assoluta necessità, arrivare anche alla nazionalizzazione della raffineria Lukoil di Priolo, poiché sono in campo ed a rischio interessi nazionali e sociali di grandi dimensioni – ha concluso Fazio – Noi operatori portuali ovviamente sosteniamo con forza una rapida conclusione del conflitto attraverso vie diplomatiche e negoziati. E riteniamo che non è accettabile che le sanzioni verso la Russia siano diventate così penalizzanti per questo territorio e l’intero paese. Ricordiamo che il porto di Augusta è assolutamente indispensabile per fare arrivare il carburante a tutto il Paese anche perché l’area industriale di Siracusa fornisce la maggioranza del combustibile ai mezzi di trasporto circolanti in Italia“.

Sempre di ieri le dichiarazioni rilasciate a Il Sole 24 ore dall’augustano Domenico Tringali, vicepresidente di Confindustria Siracusa con delega all’economia del mare, trasporti e logistica. “Facciamo attenzione, la chiusura della Raffineria Isab manderebbe a gambe all’aria l’intera area industriale perché qui tutto si tiene – ha affermato – Per quanto riguarda il solo cluster marittimo sono in bilico almeno mille posti di lavoro e un giro d’affari di un miliardo con centinaia di aziende interessate“. Considerazioni supportate dai numeri, se si pensa che il porto di Augusta “movimenta ogni anno 38 milioni di tonnellate di merci in cui i prodotti Isab hanno un peso determinante – ha sottolineato Tringali – su 2.600 approdi in un anno sono almeno 500 quelli Isab“.


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