Cultura

Scoperto l’autore di un dipinto ottocentesco nella chiesa Madre

AUGUSTA – Riceviamo e pubblichiamo un contributo di Giuseppe Carrabino, presidente della Commissione comunale di Storia patria, che ha già collaborato al percorso editoriale di riscoperta delle tradizioni cittadine intrapreso da La Gazzetta Augustana.it. Si tratta di una notizia inedita per Augusta.

Un nuovo tassello per la storia dell’arte della chiesa Madre di Augusta. Dopo le recenti notizie relative alle indagini al georadar che hanno permesso l’identificazione delle cripte e sepolture nell’area sottostante il massimo tempio cittadino, viene oggi svelata un importante attribuzione relativa ad un dipinto pertinente alla quadreria della medesima chiesa.

Un’opera che non è stata mai oggetto di trattazione né indicata in alcuno studio, nonostante sulla chiesa Madre siano stati pubblicati diversi contributi.

È stato questo il motivo per cui ho avviato alcune indagini archivistiche che mi hanno permesso di far luce su alcuni aspetti interessanti e degni di nota. L’opera in questione è “Un quadro della Flagellazione di Gesù Cristo”, dimensioni metri 2,47 x 2,62, ubicato nella cappella del Crocefisso ed indicato in un “Inventario degli Arnesi, ed Arredi Sacri, suppellettili, Giogali, ed altro esistenti nella Matrice di questa Città d’Augusta, fatto dal procuratore D. Domenico Tringali, coll’intervento del Vicerettore, e Provicario Sacerdote D. Giuseppe Garay il 29 settembre del 1859”.

Le riprese fotografiche ad alta risoluzione – curate da Corrado Di Mauro, solerte e attento collaboratore che ringrazio per la sua disponibilità – hanno fatto rilevare l’iscrizione che è determinante per lo studio che ci siamo prefissati: “Emmanuello Infantino inv, e dip. l’anno 1845”.

L’aver potuto attribuire la paternità del dipinto ad Emmanuello o Emanuele Infantino ha tuttavia creato non poche difficoltà, in quanto di questo pittore non si rileva alcuna notizia nemmeno dalla monumentale opera di Luigi Sarullo “Dizionario degli artisti siciliani” che annovera anche quanti, pur non essendo siciliani, hanno operato in Sicilia offrendo un contributo determinante sugli esiti della cultura figurativa locale.

Se il Sarullo non ha permesso di apportare alcun nuovo contributo sull’autore del nostro dipinto, un nuovo tassello è stato possibile ricavarlo da un volumetto manoscritto dal titolo “Numerazione dell’anime nell’anno 1846” custodito nell’Archivio parrocchiale della Chiesa Madre. Si tratta in effetti di un registro dove sono annotati, in relazione alle strade di pertinenza della parrocchia, i diversi nuclei familiari nonché le comunità religiose maschili e femminili presenti in città. Nel corso principale, indicato come “Strada Ferdinandea”, presumibilmente tra le primissime abitazioni dopo quella di Don Carmelo Muscatello e M° Francesco Pinto è indicato “Emmanuele Infantino di anni 40”.

L’artista viveva da solo, come si evince dal citato documento. Per gli altri nuclei familiari censiti sono indicati anche eventuali servi e familiari. Sappiamo pertanto che il dipinto era già stato realizzato nel 1845 e ancora l’anno seguente l’artista viveva in Augusta. Verosimilmente potremmo scoprire altre opere di Infantino, magari sparse all’interno delle nostre chiese o nei palazzi privati.

Giuseppe Carrabino

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L’iscrizione rilevata tramite le riprese fotografiche ad alta risoluzione di Corrado Di Mauro


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