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Sisma del ’90, riconosciuto diritto a rimborso versamenti non dovuti anche ai lavoratori dipendenti

AUGUSTA – A quasi 27 anni dal terremoto di Santa Lucia e a 15 dalla prima legge nazionale, con la sentenza ultima della Cassazione a Sezioni riunite si registra una svolta positiva per il diritto al rimborso di quanto dovuto anche ai lavoratori dipendenti delle province di Siracusa, Catania e Ragusa.

La Corte di Cassazione, con sentenza del 16 giugno scorso depositata pochi giorni fa, ha rigettato il ricorso presentato dall’Avvocatura generale dello Stato, per conto dall’Agenzia centrale delle Entrate, contro una ordinanza di una Sezione della stessa Cassazione con la quale si riconosceva il diritto ad ottenere il rimborso delle trattenute versate in eccedenza del 10 per cento anche al lavoratore dipendente.

Complessivamente, si tratterebbe di oltre 190 mila istanze presentate, di cui più di 70 mila relative alla provincia di Siracusa, e, da un simulazione sommaria della stessa Agenzia delle Entrate, con una media di circa 6 mila euro a persona.

Con la prima legge del 2002, infatti, si introduceva l’obbligo per i contribuenti delle tre province di versare le trattenute per il periodo dicembre ’90 al dicembre ’92 nella misura del 10 per cento. Di conseguenza quanti avevano versato quote eccedenti ne avrebbero potuto richiedere il rimborso. Inizialmente, applicando un’interpretazione restrittiva, la norma veniva riferita solo ai sostituti di imposta (ovvero alle imprese), escludendo di fatto i lavoratori dipendenti. Interpretazione successivamente superata da ordinanze, normative, provvedimenti legislativi, nonché da sentenze che man mano venivano emesse su precisi ricorsi presentati da singoli cittadini e lavoratori, fino a quest’ultima sentenza.

“Sono trascorsi decenni di ritardi, di colpevoli silenzi, di incredibili ostacoli tecnici e forzature interpretative; in molti consideravano tramontata la possibilità che i contribuenti fedeli e leali potessero avere riconosciuto il loro diritto; in tanti si erano pure rassegnati ad essere considerati e trattati come figli di un dio minore: oggi possiamo, invece, ragionevolmente dire che giustizia è fatta”. Questo il commento del deputato nazionale Pippo Zappulla, di Articolo uno – Mdp, che ha avuto un ruolo specifico nella travagliata vicenda.

Era infatti intervenuto tre anni fa con un emendamento ad una delle più recenti leggi a riguardo, come riferisce: “Con l’approvazione dell’emendamento di cui all’art. 1 comma 665 della legge n. 190 del 2014 a firma del sottoscritto e del collega Giuseppe Berretta si superava, però, ogni strumentale forzatura affermando il diritto al rimborso di quanti hanno versato oltre il 10 per cento, quindi imprese, lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti, e spostando la data per la presentazione delle istanze al 2012, anche se il governo lo ha però anticipato al 2010. Con lo stesso provvedimento legislativo si è attivato uno specifico capitolo di bilancio prevedendo i primi 90 milioni di euro entro il 2017″.

Una norma che avrebbe dovuto risolvere definitivamente i problemi interpretativi sollevati dall’Agenzia centrale delle Entrate, ma seguita comunque dal ricorso fatto presentare dall’Agenzia recentemente rigettato dalla Cassazione.

Da Zappulla e dal deputato del Pd Giuseppe Berretta sono stati richiesti lumi all’Agenzia centrale delle Entrate e al Mef sulle modalità e i tempi con cui intendono procedere al rimborso. “A nostro avviso intanto devono essere utilizzati entro il 31 dicembre 2017 i primi 90 milioni di euro già in bilancio – sostengono i due deputati –, per prevedere negli anni finanziari successivi le altre risorse occorrenti fino a concorrenza. L’Agenzia delle Entrate deve interrompere i contenziosi giudiziari poiché palesemente inutili e dannosi anche per le stesse casse dello Stato e cominciare a pagare in ordine di presentazione delle istanze e sulla base dei contenziosi giudiziari già attivati. Ai cittadini stanno chiedendo la documentazione relativa al periodo interessato ma, al fine di accelerare le pratiche, è necessario attingere dalla propria banca dati“.

Ad Augusta, il consigliere comunale di Articolo Uno – Mdp, Giancarlo Triberio, commenta: “La Cassazione ha finalmente messo la parola fine a una grande ingiustizia nei confronti dei nostri lavoratori, riconoscendo definitivamente il rimborso dei versamenti non dovuti per il terremoto del 1990. Esprimo soddisfazione per il risultato raggiunto grazie alla tenacia e alla caparbietà del nostro deputato di Articolo uno Pippo Zappulla che, insieme al compagno democratico Giuseppe Berretta, si è battuto fino alla fine per impedire questo ulteriore scippo sulla pelle dei dipendenti e dei pensionati di questa zona“.

Restituire a ogni famiglia di lavoratori circa 6 mila euro di trattenute non dovute – aggiunge Triberio – è un atto di giustizia sociale e una boccata d’ossigeno per bilanci familiari in grandissima sofferenza anche a causa della  nostra tassazione comunale ai massimi livelli di legge“.


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