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Tumore al polmone, ricercatrice augustana firma studio sull’efficacia di un nuovo farmaco

AUGUSTA – Un gruppo di ricerca internazionale guidato dall’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-Itb), composto anche da studiosi di Stati Uniti e Singapore, ha scoperto come l’Unesbulin, un medicinale per il trattamento dei tumori, possa efficacemente influenzare il microambiente tumorale del polmone, riducendone la crescita. Lo studio pubblicato dalla prestigiosa rivista statunitense Cancer research communications (rivista ufficiale della “American association for cancer research”), oltre alla coordinatrice del Laboratorio di oncologia molecolare dell’istituto pisano, la viareggina Elena Levantini, vede quale prima autrice la ricercatrice augustana Giorgia Maroni (nella foto di copertina).

Classe 1985, è nativa di Gaeta (Latina) ma è cresciuta ad Augusta, dove ha frequentato le scuole elementari, medie e il liceo classico. All’Università di Pisa si è laureata in biologia molecolare, conseguendo poi il dottorato all’Istituto di tecnologie biomediche del Cnr, dove è tornata nel 2021 vincendo un concorso del Cnr, solo dopo aver acquisito per un lustro esperienza internazionale all’Harvard Medical School (Boston) e a Singapore. In mezzo al percorso accademico, nel 2011, il dolore per la prematura scomparsa del papà Walter, augustano ufficiale della Marina militare, venuto a mancare proprio per un tumore al polmone.

Grazie a metodologie innovative (trascrittomica a singola cellula e imaging MRI), il gruppo di studio con Giorgia Maroni ha dimostrato che l’Unesbulin, farmaco in fase di sperimentazione clinica negli Stati Uniti, è in grado di interrompere le interazioni tra le cellule tumorali e alcune cellule circostanti (cellule endoteliali, fibroblasti e cellule immunitarie), essenziali per la crescita del tumore.

In un comunicato del Cnr, la guida del gruppo Elena Levantini, che vanta un’esperienza ventennale alla Harvard Medical School ed è da oltre dieci anni impegnata nel testare Unesbulin nella lotta contro i tumori al polmone, dichiara: “Il nostro studio si è focalizzato su modelli animali affetti da tumore al polmone portatore di mutazioni del gene EGFR, che si riscontrano in circa il 10-15 per cento dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), il tipo più comune di cancro al polmone. Tali mutazioni rendono le cellule tumorali più sensibili a una classe di farmaci chiamati inibitori della tirosina chinasi (TKI) dell’EGFR, che bloccano l’attività del recettore mutato. Tuttavia, tali i farmaci non funzionano bene in tutti i pazienti, e molti sviluppano resistenza farmacologica nel tempo, necessitando di identificare nuove terapie farmacologiche“.

Nel merito, la ricercatrice augustana Maroni aggiunge: “Abbiamo scoperto che, oltre ad aver ridotto il numero delle cellule tumorali, l’Unesbulin ha avuto un profondo impatto sul microambiente tumorale, fattore chiave per la progressione del tumore e la risposta alla terapia: ha, infatti, interrotto la comunicazione tra le cellule tumorali e le cellule dell’ambiente tumorale che supportano la crescita e la sopravvivenza del tumore fornendo ad esso sostanze nutritive. Il farmaco ha interferito con la loro funzione e ne ha ridotto la quantità: di conseguenza, i tumori trattati con Unesbulin erano più piccoli di quelli non trattati. La riduzione della crescita del tumore è stata evidenziata da esami di risonanza magnetica“.

Lo studio apre quindi nuove strade per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche per il trattamento di una patologia attualmente responsabile della maggior parte delle morti per cancro nel mondo, relativamente alla quale le opzioni terapeutiche sono, purtroppo, ancora molto limitate.


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