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Cultura

Augusta, il tempo delle “piramidi di sale” nella pièce di Conticello e Puglisi conquista il teatro di Priolo

AUGUSTA – Sono stati tanti gli applausi e le note di stima e di riconoscimento che hanno riempito il teatro comunale di Priolo Gargallo subito dopo la prima messa in scena, nel tardo pomeriggio della domenica delle Palme, della commedia musicale “La scalata della piramide di sale”. L’opera, ispirata dall’omonimo romanzo dell’augustano Antonio Conticello, è riuscita a toccare le corde dell’anima del pubblico, accorso numeroso.

Platea deliziata dalle musiche originali scritte e interpretate da Mario Puglisi, che della pièce ha curato anche la regia; affascinata da Maria Corso, la bella palermitana dalla voce limpida e suadente; da Susy Puglisi, che ritorna a calcare il palcoscenico anche nel ruolo di attrice, dopo essersi fatta conoscere dal pubblico siciliano per le sue interpretazioni ai vari “Festival della nuova canzone siciliana” presentati da Pippo Baudo. Una conferma Sonia Litrico, attrice catanese che, come Conticello, è milanese d’adozione.

L’attenta regia di Mario Puglisi ha saputo esaltare amore, sentimento e avventura. Un mix di sensazioni dosate al punto giusto per regalare al pubblico la storia, le tradizioni, le usanze della città di Augusta in cui si svolge l’intera storia. La scenografia minimalista con semplici effetti di luce trasforma il palcoscenico in una tela dai caldi colori siciliani, su cui si innestano le coreografie di Francesca Baudo.

L’intreccio narrativo si snoda tra i ricordi di un’estate del 1970 in cui quattro “picciutteddi” decidono di scalare la piramide della salina “Regina” per diventare grandi. Come nella realtà ieri saline, oggi zone speciali di conservazione, che Conticello conosce bene essendo nato e cresciuto ad Augusta prima di trasferirsi a Milano, dove si è affermato quale produttore, regista, anche in ambito televisivo, e appunto scrittore.

I tempi e i passaggi della commedia sono dettati dallo stesso Antonio Conticello e da Sonia Litrico, che vestono i panni di marito e moglie ai giorni nostri. I due si ritrovano a leggere piacevolmente le pagine del primo romanzo scritto da Antonio, ritrovato durante un imminente trasloco. Il filo del racconto, ravvivato dall’espediente dell’equivoco, è corredato da altre figure che prendono vita sul palcoscenico come Don Vito, il capo salinaro; Anna, la sua giovane e bella figlia di cui Antonio quattordicenne era innamorato; Padre Alfio, il parroco del paese; la zia Ciccina, grande cuoca, vedova del marito deceduto da emigrato in Sud America, ed altri. Nel ritorno in Sicilia per il funerale di Padre Alfio, Antonio rivede i personaggi della sua adolescenza invecchiati. Tutto è cambiato. Non ci sono più le saline di una volta.

Il bilancio finale è che “c’è un tempo per ogni cosa”, come recita il libro di Qoelet in un passo della Bibbia lasciatagli da Padre Alfio, e che la fretta di diventare adulti, insita in tutti gli adolescenti, alla fine si contrappone al grande desiderio di tornare bambini, una volta scalate le difficoltà della vita.

(Nella foto di copertina, scattata da Antonio Aquino: da sinistra Maria Corso, Mario Puglisi, Antonio Conticello, Susy Puglisi, Sonia Litrico)


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