Brucoli, mappati i fondali profondi sulle tracce dei Bronzi di Riace: ora verifiche con ROV
AUGUSTA – Le profondità del mare antistante a Brucoli, adesso, al centro dell’interesse scientifico e archeologico regionale. Negli ultimi giorni di aprile, nello specchio acqueo del borgo marinaro nel territorio di Augusta, sono entrate in azione le sofisticate strumentazioni del “Progetto pilota per la ricerca sistematica in acque profonde”, promosso dalla Regione Siciliana nell’ambito della collaborazione tra la Soprintendenza del mare e Arpa Sicilia.
L’iniziativa, avviata ufficialmente il 21 aprile, punta a “individuare nei fondali della Sicilia sud-orientale nuove aree di interesse archeologico e ambientale” attraverso l’impiego di tecnologie avanzate. A bordo dell’imbarcazione Pegasus Secondo vengono utilizzati sonar ad alta risoluzione, quali Side scan sonar (SSS), Multi beam echo sounder (MBES), e veicoli subacquei telecomandati (ROV), in grado di mappare i fondali tra i 50 e i 150 metri di profondità e di acquisire dati dettagliati sulla morfologia del mare.
Le indagini non hanno solo finalità esplorative generali. È la stessa Regione a evidenziare come il progetto sia destinato “anche a fare chiarezza su uno dei più noti casi dell’archeologia subacquea mediterranea: un focus particolare, infatti, riguarderà il tratto costiero di Brucoli, nel Siracusano, area da tempo al centro dell’interesse storico-archeologico per alcune ipotesi sulla possibile provenienza dei celebri Bronzi di Riace“, esposti permanentemente al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria.
Un riferimento esplicito a una delle piste più discusse degli ultimi anni, rilanciata dalle ricerche del siracusano Anselmo Madeddu, medico e cultore di bronzistica greca, che ha riaperto il dibattito sulla cosiddetta “ipotesi siciliana” relativa al ritrovamento delle due statue, databili tra V e IV secolo a.C. e ufficialmente scoperte il 16 agosto 1972 al largo di Riace Marina.
Proprio questa ipotesi ha attirato, da un anno circa, anche l’attenzione del programma di approfondimento Speciale Tg1, che ha dedicato due puntate, a maggio 2025 e gennaio 2026, al tema “Il mistero dei Bronzi di Riace”. Nei giorni scorsi la troupe Rai, con la giornalista Dania Mondini, è tornata a Brucoli per seguire da vicino le operazioni di monitoraggio condotte dalla Pegasus Secondo, a conferma del crescente interesse mediatico e scientifico sull’area.
Dal punto di vista tecnico, le attività condotte da Arpa Sicilia hanno già prodotto primi risultati significativi. Secondo quanto reso noto, è stata finora investigata un’area di circa 10 chilometri quadrati, tra i 50 e i 170 metri di profondità, individuando “circa 50 potenziali target” e approfondendo obiettivi già conosciuti, tra cui il relitto del regio rimorchiatore Curzola, affondato nel 1935, e alcuni velivoli risalenti alla Seconda guerra mondiale (ai quali La Gazzetta Augustana.it ha dedicato un articolo in occasione di un recente convegno ad Augusta).
Le indagini, che “mirano anche a verificare – specifica Arpa Sicilia –la possibile presenza del relitto che avrebbe trasportato i Bronzi di Riace oppure a individuare altri manufatti bronzei“, proseguiranno ora con verifiche puntuali attraverso l’impiego del ROV “Perseo”, dotato di videocamera ad alta definizione e sonar frontale, per caratterizzare con maggiore precisione le anomalie rilevate nella fase di prospezione.
Il progetto si inserisce in un più ampio accordo operativo tra Soprintendenza del mare e Arpa Sicilia, con il coordinamento scientifico affidato all’archeologo Roberto La Rocca, ed è finalizzato allo sviluppo di programmi integrati di ricerca e tutela. Un approccio che, come sottolineato dall’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato, “segna un salto di qualità nell’approccio alla conoscenza del patrimonio sommerso“, grazie all’integrazione tra archeologia, tecnologie avanzate e monitoraggio ambientale.
Sulla stessa linea il soprintendente del mare Ennio Turco, che ha evidenziato come si tratti di “una sinergia che rafforza la tutela e apre a nuove prospettive di ricerca, restituendo centralità al mare come archivio della nostra storia“.
In questo contesto, Brucoli si conferma uno dei punti più sensibili e suggestivi del Mediterraneo per la ricerca subacquea: un tratto di costa dove, tra dati scientifici, ipotesi storiche e racconti ancora da verificare, il confine tra archeologia e mistero resta sottile.





















