Augusta, al via il recupero delle due statue acroteriali “dimenticate” della chiesa Madre
AUGUSTA – Dopo trentadue anni è stato avviato questa mattina, con lo spostamento tramite gru a un’area adeguata agli interventi preliminari, il progetto di recupero delle due statue acroteriali del prospetto della chiesa Madre di Augusta.
Le due statue, raffiguranti San Domenico patrono della città e San Giuseppe, giacevano all’interno di un cassone in ferro nei locali dell’ex Plastjonica da quando furono rimosse dal Duomo per motivi di sicurezza a seguito del sisma del 13 dicembre 1990 (insieme a quattro fiamme acroteriali, andate disperse, e alla campana civica), senza però un progetto integrativo al restauro della chiesa che ne prevedesse il loro riposizionamento. Nell’ultimo decennio, in particolare, la parrocchia competente, l’associazionismo e La Gazzetta Augustana.it hanno avviato iniziative per il loro recupero.
Su La Gazzetta Augustana.it, si aprì anche il dibattito sulla possibile sede finale per le due statue acroteriali, tra chi le preferirebbe vedere nella loro sede originaria (vedi foto storica all’interno), dal momento che furono realizzate proprio per essere ammirate a distanza, abbozzate e prive dei particolari, e chi le vorrebbe allocate sul sagrato tutelate dalla realizzazione di una cancellata. L’amministrazione Di Mare ha avviato il progetto di recupero con l’intendimento di riposizionarle nella sede originaria.

“Nelle prime ore di questa mattina una gru da sessanta tonnellate della ditta “Fac” di Antonio e Claudio Pompeano ha proceduto al sollevamento delle due statue che furono inserite all’interno di cassoni metallici che, purtroppo, a causa del perdurare del tempo, sono ormai deteriorati e in evidente stato di precarietà – riferisce l’assessore Pino Carrabino, che ne ha seguito l’iter autorizzativo – Un primo sollevamento di cinque tonnellate e un secondo di sette tonnellate hanno permesso nel corso della mattinata la sistemazione delle due opere in un’area adiacente, dove proseguiranno le attività di rimozione delle lamiere e dello strato di poliuretano espanso, attività che consentiranno l’intervento di analisi dell’integrità delle due opere e le successive azioni di pulizia e restauro conservativo. Ringrazio Franco Pompeano per questo suo gesto di attenzione e di sensibilità nei confronti della comunità. Con spirito di grande disponibilità ha accolto il nostro invito ad avviare uno degli interventi tanto attesi dalla città. Rammento che le statue di cui trattasi sono state realizzate per essere ammirate a distanza, in quanto abbozzate e prive dei particolari, che viste da vicino sarebbero motivo di risibilità“.
“Desidero esprimere il plauso a nome della civica amministrazione – aggiunge il sindaco Giuseppe Di Mare – al sovrintendente ai Beni culturali arch. Savi Martinez che, dopo anni di inspiegabile diniego, ha autorizzato l’intervento da noi proposto nell’interesse della collettività. Ringrazio altresì l’arch. Alessandra Ministeri, dirigente dell’Unità operativa “Sezione per i Beni architettonici e storici di Siracusa” per la preziosa disponibilità“.
Per quanto riguarda ulteriori cenni storici, come scrisse per La Gazzetta Augustana.it il 2 marzo del 2016 lo stesso Pino Carrabino, oggi assessore alla Cultura, “le due statue acroteriali per secoli hanno costituito il coronamento del prospetto della nostra chiesa Madre dedicata a Maria SS. Assunta. Nel dicembre del 2004, a conclusione dei lavori di restauro dell’interno della chiesa Madre, l’architetto Armando Pizzo, progettista dei lavori, ebbe a dichiarare che la chiesa sarebbe stata riaperta al culto priva di questi ornamenti scultorei, in quanto, a causa di un errore progettuale, i lavori di restauro della cappelle del transetto, della canonica e dei locali annessi erano vincolati da un ulteriore progetto che doveva essere ancora presentato agli uffici preposti“.
“In effetti nessun progetto integrativo è stato mai presentato e tantomeno finanziato, sicché le statue sono rimaste all’interno dei cassoni in ferro abbandonate nei locali dell’ex Plastjonica – proseguiva Carrabino – le fiamme acroteriali sono andate disperse, mentre la campana civica, la più grande di quelle esistenti in città, è stata sistemata all’interno della chiesa Madre. Le statue, pur realizzate in materiale povero, da sempre hanno sovrastato il tempio e costituiscono il coronamento di un edificio che rappresenta l’identità religiosa di Augusta“.





















