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Augusta e le processioni del Venerdì santo nella tradizione

AUGUSTA – Settimana santa, Pasqualunedì dell’Angelo, per il secondo anno consecutivo nella morsa della grave pandemia di Covid-19 e pertanto limitati alle celebrazioni liturgiche ‘distanziate’, senza processioni, per via delle misure governative di contenimento sanitario. Nel giorno del Venerdì santo, proponiamo qui di seguito il paragrafo dedicato nella ‘Breve storia di Augusta‘, l’opera di divulgazione, realizzata in un quinquennio per la prima volta online proprio su La Gazzetta Augustana.it, a cura del cultore di storia locale Salvo Lentini.

La Pasqua ed il Natale sono due sentite tradizioni religiose di uguale importanza per ogni luogo della penisola italiana, anche se in qualche città le stesse celebrazioni si svolgono in maniera differente. Un esempio di particolare tradizione locale arriva proprio dalla città di Augusta, dove nel periodo Pasquale il Venerdì Santo si svolgono due processioni con altrettanti simulacri del Cristo morto, posti ognuno in una propria urna.

La mattina si snoda il corteo con il cosiddetto “Signuri de poviri” e la sera con quello chiamato “Signuri de ricchi”. In onor del vero, occorre precisare che tali indicazioni sono soltanto delle definizioni popolari che, createsi per degli screzi avvenuti fra avversi gruppi politici, sono state trasmesse ai posteri con superficialità. Difatti, la processione del mattino è quella detta dei ‘Mastri’ di San Giuseppe mentre l’altra della sera è chiamata dei ‘Civili’, definita anche dei ‘Nobili’, appartenenti alla Confraternita dell’Immacolata.

Ancor prima dell’alba del Venerdì Santo, in massa gli augustani si recano davanti alla Chiesa di San Giuseppe, dove rimangono in trepidante attesa davanti alla porta ancora serrata. Un’attesa che termina quando, dall’alto della piccola scalinata del tempio sacro, appare il feretro con il Cristo morto. Quindi il corteo, con a seguito la banda musicale che intona le adeguate marce funebri, comincia a snodarsi in maniera alquanto mesta percorrendo le vie del paese rispettando un già noto itinerario e con il compito di “levare i sepolcri” dalle chiese.

Se il corteo dei ‘Mastri’ di San Giuseppe, più noto come “u Signuri de poviri”, prende il via alle prime luci dell’alba, la processione “do Signuri de ricchi” ovvero quella dei ‘Civili o Nobili’ inizia all’imbrunire, partendo dalla piazza antistante la Chiesa della Madonna delle Grazie, sede della confraternita dell’Immacolata che ne cura lo svolgimento. Proprio nello spiazzo della “Razia” è allestito un palco con la Santa Croce, dove il seicentesco simulacro del Gesù Cristo viene ‘inchiodato’ per far rivivere l’atroce crocifissione. Al tramonto, dopo l’omelia del sacerdote e la tradizionale “a Scisa a Cruci”, il Cristo viene deposto dalla Croce e adagiato nell’urna dando inizio alla processione che, dopo l’Incontro nell’incrocio fra Via Xifonia e Via Xiacche con la Vergine Addolorata, attraverserà le vie cittadine con un percorso diverso da quello effettuato dalla processione “do Signuri da matina”. Nella tarda serata, dopo essersi portato da una chiesa all’altra per assolvere la benedizione della ‘carne nuova’, il corteo raggiunge l’incrocio fra Via Roma e Via Xifonia dove, dopo un profondo ed intenso sermone del predicatore, avviene la tradizionale ‘Spartenza’, ovvero la commovente separazione della Madonna dal Figlio morto, dopo di che i due simulacri rientrano nelle loro rispettive chiese fino al prossimo Venerdì Santo.

Salvo Lentini

(Nella foto di copertina: processione del Venerdì santo, chiesa di San Giuseppe, anni ’50)


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