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Augusta, il barcone della strage del 2015 ancora senza nomi né copertura

AUGUSTA – Si è celebrata il 18 aprile, nel giorno del nono anniversario del tragico naufragio di migranti nel canale di Sicilia, al cospetto del relitto del peschereccio alla nuova darsena, la cerimonia religiosa e laica per ricordare una delle più gravi stragi nel Mediterraneo. All’arrivo del corteo nell’area portuale, sono subito saltate agli occhi due assenze.

Quella della copertura del relitto, che era stato ribattezzato “Barca nostra” dall’artista svizzero-islandese Christoph Büchel per la sola esposizione alla 58ª Biennale d’arte di Venezia, e quella dell’annunciata lapide con i nomi delle vittime del naufragio del 2015.

Il barcone, recuperato dal fondo del mare con un’operazione voluta dall’allora governo Renzi al costo di circa 22 milioni di euro (secondo fonti di stampa dell’epoca), è collocato alla nuova darsena da quasi tre anni (13 giugno 2021), esposto agli agenti atmosferici nonostante presentasse, come si apprende dagli atti amministrativi, “corrosione diffusa e in acqua dolce, che potrebbe alterare e compromettere le caratteristiche generali del fasciame dello scafo e delle strutture interne di rinforzo, comunque molto degradate già all’arrivo ad Augusta“.

Dopo il rapido iter per la progettazione della “copertura in struttura leggera in alluminio con relativo tendone in pvc” nel 2022 (esecutivo-definitivo approvato dalla giunta il 13 luglio), i lavori sono stati affidati alla ditta augustana “Delta impianti srl” impegnando 64mila 853 euro (Iva compresa) il 30 dicembre 2022. Nello scorso anno, il Comune ha liquidato due acconti alla ditta esecutrice, pari a 12.970 euro in aprile e a 30.500 euro in dicembre, per una somma di 43.470 euro già spesa.

Il vicesindaco Tania Patania, intervenuta alla cerimonia del 18 aprile in rappresentanza dell’amministrazione Di Mare, ha confermato la volontà di procedere con la copertura e la musealizzazione del relitto, attraverso la realizzazione del cosiddetto “Giardino della memoria” auspicato da tempo dal “Comitato 18 aprile”.

In merito alla seconda assenza, quella della lapide annunciata, va ricordato che dopo la drammatica attività di estrazione dal peschereccio di almeno 675 salme consumata al pontile Nato di Melilli, tra luglio e settembre 2016 erano state svolte le operazioni di identificazione con la collaborazione di tre università siciliane, di altre università italiane e del coordinamento della professoressa Cristina Cattaneo dell’Università di Milano. Come reso noto in occasione della recente cerimonia da don Giuseppe Mazzotta, l’accademica coordinatrice fa sapere che “non ci è ancora permesso di rivelare al pubblico i nomi delle vittime dei 68 disastri su cui stiamo lavorando, per motivi di sicurezza nei confronti delle famiglie“.


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