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Augusta, nuovi scavi a Megara Hyblaea per riportare alla luce fossato neolitico

AUGUSTA – Il villaggio neolitico a Megara Hyblaea, che esisteva circa cinquemila anni prima della fondazione della colonia greca (datata 728 a.C.) torna a essere oggetto di un interesse scientifico da parte di un gruppo di lavoro costituto da archeologi italiani e francesi. Lo ha riferito il prof. Massimo Cultraro, archeologo e dirigente di ricerca del Cnr-Ispc (Istituto di scienza del patrimonio culturale) di Catania, in una conferenza dal titolo “Prima di Augusta” organizzata dal Rotary club cittadino, presieduto da Giuseppe Tringali, e tenuta giovedì scorso al Circolo Unione.

Il villaggio neolitico fu esplorato da Paolo Orsi negli anni del Primo conflitto mondiale e in seguito dalla missione francese a partire dal 1953. La nuova esplorazione, avviata nel 2019, continuerà quest’anno con l’obiettivo di scavare in maniera sistematica una porzione del fossato neolitico. E in aprile potrebbero partire gli scavi, guidati proprio da Cultraro.

Come ha sottolineato nella conferenza, il territorio di Augusta ha sofferto, nella storia dell’archeologia siciliana, una condizione di marginalità rispetto agli importanti scavi di Megara Hyblaea, Pantalica e Thapsos. “Luigi Bernabò Brea (1910-1999), nel suo ruolo di soprintendente alle Antichità della Sicilia orientale, aveva intuito la rilevanza di quest’area quale anello di raccordo tra la Piana di Catania e il distretto siracusano-ibleo, concentrando l’attenzione sulle fasi più antiche della Preistoria“, ha ricordato Cultraro.

Benché negli anni l’area intorno ad Augusta sia stata oggetto di attività di ricognizione archeologica, che in parte hanno ripreso alcune delle esplorazioni condotte alla fine dell’Ottocento da Paolo Orsi, manca ad oggi una lettura complessiva dei processi culturali e delle forme del popolamento nel periodo anteriore alla fondazione di Megara Hyblaea – ha aggiunto il dirigente di ricerca del Cnr-Ispc – A questa condizione si aggiunge anche la scarsa conoscenza della stratigrafia archeologica sul promontorio di Augusta, dove gli interventi  edilizi a partire dall’epoca sveva hanno sigillato e, a volte anche definitivamente compromesso, i depositi più antichi“.

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Come esposto da Cultraro, la prima occupazione del territorio risale al Paleolitico Superiore e soprattutto al Mesolitico (12.000-9.000 a.C.), quando la fascia costiera intorno a Brucoli e le vallate di Maccaudo vengono frequentate da gruppi di raccoglitori-cacciatori dediti alla pesca. Mentre la nascita di ampi villaggi a Brucoli e a Megara Hyblaea segna l’inizio del Neolitico (5.800-4.500 a.C.), quando si registra l’introduzione di nuovi modi di produzione, come allevamento e agricoltura. Megara Hyblaea era un insediamento fortificato, protetto verso la terraferma, da un imponente fossato scavato nella roccia, che presto il gruppo di lavoro italo-francese proverà a riportare alla luce.

La lunga storia di occupazione del territorio intorno ad Augusta segna un’altra importante acquisizione alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, quando Bernabò Brea identificò a Punta Castelluccio, lungo la foce del San Calogero, un insediamento costiero databile tra l’età del Bronzo Finale e l’età del Ferro (1.100-750 a.C.).

La posizione topografica, i resti della cultura materiale e le strette connessioni con il mondo della cultura eoliana dell’Ausonio I-II, avevano spinto lo studioso a riconoscere il porto del regno di Xuthia, dove viveva il re Hyblon che, secondo la tradizione greca, concesse ai primi coloni Megaresi l’uso di occupare nuove terre“, ha infine spiegato Cultraro arrivando nella sua esposizione alle origini della storia più nota della colonia greca.

(Nella foto di copertina, da sinistra: Giuseppe Tringali e Massimo Cultraro)


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