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Augusta, scuola e teatro in carcere: in scena “Shining shadows” degli studenti detenuti

AUGUSTA – Un pomeriggio intenso, attraversato da teatro, scuola e partecipazione, quello vissuto mercoledì 27 maggio alla Casa di reclusione di Augusta, dove è stato presentato Shining shadows, commedia inedita realizzata e portata in scena dagli studenti detenuti della classe 5ªA alta sicurezza Ipsia dell’Istituto superiore “Gagini” di Siracusa, ristretti nell’istituto penitenziario di contrada Piano Ippolito.

L’iniziativa, inserita nel ricco palinesesto della tredicesima “Giornata nazionale del teatro in carcere“, ha rappresentato l’esito conclusivo di un percorso laboratoriale, ma anche un’importante occasione di incontro tra carcere, scuola e comunità.

Alla rappresentazione, nel teatro carcerario intitolato a Enzo Maiorca, ha assistito un pubblico esterno che ha seguito con partecipazione la prova dei detenuti-studenti-attori, protagonisti di uno spettacolo ironico, vivace e sorprendentemente maturo. Per quasi un’ora, il palcoscenico è diventato il luogo in cui l’esperienza scolastica e quella teatrale si sono intrecciate, dando vita a un lavoro corale, disciplinato e profondamente autentico.

Shining shadows nasce come esito del modulo “Giochiamo a fare sul serio: laboratorio di teatro”, attivato nell’ambito del progetto “Vivere la scuola” dell’istituto siracusano, inserito nel Programma nazionale “Scuola e competenze” 2021-2027 e finanziato con fondi Fesr e Fse+. La drammaturgia è firmata da Alessandra Cilio, augustana di adozione, docente di Lettere presso gli istituti scolastici attivi all’interno della Casa di reclusione, che ha curato la regia insieme all’attrice professionista augustana Amelia Martelli. Tutor scolastico del progetto è il docente del “Gagini” Massimo Bussichella, mentre il referente dell’attività all’interno dell’istituto di pena, partner dell’iniziativa, è il funzionario giuridico-pedagogico Arianna Di Salvo.

Particolarmente significativa anche la scenografia dello spettacolo, realizzata dai detenuti impegnati nel progetto di falegnameria “Geppetto”, promosso dal cappellano del carcere, padre Andrea Zappulla. La collaborazione tra laboratorio teatrale e laboratorio di falegnameria conferma il valore di percorsi diversi ma complementari, capaci di promuovere cooperazione, creatività e benessere all’interno del contesto detentivo.

La commedia propone una rilettura contemporanea del mito della caverna di Platone, trasformandolo in un surreale game show televisivo. In scena, tra luci abbaglianti, concorrenti grotteschi, regole arbitrarie e ombre da interpretare, si costruisce un gioco apparentemente leggero, che in realtà pone domande profonde: che cosa significa vedere davvero? Quanto siamo disposti a mettere in discussione le nostre certezze? E quanto spesso confondiamo l’apparenza con la verità, il rumore con il pensiero, l’abitudine con la libertà?

Il risultato è stato uno spettacolo capace di divertire e, allo stesso tempo, di lasciare spazio alla riflessione. Gli studenti detenuti hanno interpretato personaggi fortemente caratterizzati, costruendo una prova collettiva fondata su memoria, ascolto, tempi scenici, presenza e capacità di relazione con il pubblico. Il teatro, in questo caso, non è stato semplice intrattenimento, ma un esercizio concreto di responsabilità, fiducia e lavoro di gruppo.

Sul palco ha espresso soddisfazione Francesca Fioria, neo direttrice della Casa di reclusione di Augusta, che ha evidenziato il valore del teatro come attività trattamentale: una pratica fondata su regole condivise, disciplina e collaborazione, ma anche capace di offrire a chi ha sbagliato una possibilità di rivalsa e la soddisfazione di mostrare ciò che di bello è riuscito a costruire.

Per Alessandra Cilio, ideatrice e referente del percorso, il debutto di Shining shadows ha rappresentato un momento particolarmente significativo, sottolineando come studenti, ormai prossimi agli esami di maturità, hanno portato in scena non solo uno spettacolo, ma l’ultimo atto di un cammino scolastico e laboratoriale lungo, fatto di difficoltà superate e obiettivi condivisi.

La forza del progetto risiede proprio nella possibilità di trasformare la classe in compagnia, il laboratorio in esperienza formativa, il palcoscenico in spazio di consapevolezza – riferisce Cilio a La Gazzetta Augustana.it – In un contesto detentivo, il teatro permette infatti di esercitare competenze che vanno ben oltre la recitazione: memoria, concentrazione, gestione delle emozioni, rispetto delle regole, capacità di ascolto, problem solving, responsabilità individuale e collettiva“.

Dall’esperienza degli studenti detenuti della 5ªA alta sicurezza Ipsia, come viene reso noto, è altresì maturata l’idea di dare continuità al lavoro svolto attraverso la costituzione della “Compagnia degli impossibili”, un nome che racconta con ironia e forza la sfida di mettere insieme persone, storie e possibilità apparentemente distanti.


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