Politica

Augusta, “sindaca” o “sindaco”? E la disputa linguistica infiamma la politica regionale

AUGUSTA – La seduta consiliare dello scorso 3 dicembre passerà probabilmente alla storia per aver (im)posto nel dibattito politico regionale la disputa linguistica sulla declinazione al femminile del sostantivo “sindaco“. Il sindaco pentastellato Cettina Di Pietro (nella foto di repertorio in copertina), nell’aula, interrompe stizzita il consigliere comunale di Articolo uno, Giancarlo Triberio, che, come ha sempre fatto, appella il primo cittadino con il sostantivo al femminile, “sindaca“, dichiaratamente sgradito all’esponente pentastellata. “Allora io la chiamerò Giancarla! Ho deciso di chiamarla Giancarla“, ribatte in conclusione Di Pietro.

Da qui, una lettera alla consigliera di Parità della Regione, Margherita Ferro, scritta da quattro cittadine augustane, segnatamente Francesca Di Grande, Maria Leonardi, Francesca Marcellino e Paola Perata, per segnalare la condotta del sindaco ritenuta “discriminatoria“. E a cui Ferro ha dato seguito con una lettera ufficiale, indirizzata al primo cittadino e per conoscenza alla presidente del consiglio comunale Sarah Marturana, che probabilmente è andata ben oltre le aspettative, contenendo un “richiamo sull’utilizzo del linguaggio di genere nei luoghi istituzionali”. “A fronte di una ascesa in ruoli, carriere, professioni e visibilità delle donne – scrive la consigliera di Parità ancora oggi assistiamo a resistenze nel riconoscere questi ruoli anche nel linguaggio, usando il maschile attribuendo una falsa neutralità. Giova ricordare che già nel 1986, Alma Sabatini, linguista e insegnante, impegnata in numerose battaglie per i diritti civili, scriveva una importante pubblicazione “Il sessismo nella lingua italiana” nella lingua italiana” sottolineando il mancato uso di termini istituzionali e di potere declinati al femminile (ministra, sindaca, assessora ecc.), proponendo delle linee guida per eliminare gli stereotipi di genere nel linguaggio che discrimina le donne in quanto le esclude“. Anche “l’Accademia della Crusca – aggiunge Margherita Ferro – ci ricorda che la declinazione femminile innovativa di molte professioni non solo è corretta dal punto di vista linguistico, ma è lo specchio dei tempi“.

Inattesa, però, è arrivata la “disapprovazione” da parte del presidente della Regione, Nello Musumeci, nei confronti dell’operato della consigliere di Parità della stessa Regione. “Stigmatizzo e dissento – dichiara – dalle dichiarazioni della consigliera di Parità della Regione siciliana, Margherita Ferro, per un intervento assolutamente inopportuno e inappropriato, oltre che privo di qualsiasi fondamento giuridico. La coniugazione al femminile di una carica istituzionale, infatti, appartiene esclusivamente alla libera autonomia di chi la ricopre“. “Ritengo che la consigliera di Parità, che conosco e apprezzo da tempo – aggiunge il governatore – dovrebbe occuparsi di ben altri problemi, invece che richiamare, senza averne titolo, un sindaco eletto direttamente dal popolo, cedendo così a un integralismo linguistico che non aiuta certo a migliorare le condizioni di disparità delle donne in Sicilia“. Un intervento accolto dal sindaco Cettina Di Pietro con le seguenti parole: “Ringrazio il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci per la sua presa di posizione che rispecchia esattamente il mio sentire“.

Stamani interviene il segretario regionale di Articolo uno, partito di cui il consigliere comunale Triberio è segretario cittadino, replicando al governatore. “Sbagliata nel merito e surreale la critica alla Responsabile regionale per le pari opportunità“, così l’ex parlamentare Pippo Zappulla definisce la presa di posizione di Musumeci. “È chiarissimo ormai che la Di Pietro ha preso una pesante e immagino involontaria ​scivolata – sostiene il segretario regionale di Articolo uno – Fermo restando che può legittimamente e liberamente scegliere di farsi chiamare come meglio le aggrada, il modo con cui ha inteso specificare la sua preferenza è apparso davvero singolare: ​in quanto donna infatti​ è naturale ​che rivendicasse l’identità femminile e non considerarla, come è apparso invece ​a tutti​ incredibilmente, un limite. Tutto questo avviene peraltro in un momento in cui la sua comunità è attraversata da tanti seri problemi e tensioni, a cominciare dal gravissimo diritto negato per interi quartieri ​dell’utilizzo dell’acqua potabile“.


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