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Crisi di Hormuz, partiti da Augusta i due cacciamine italiani: destinazione Gibuti

AUGUSTA – Due cacciamine della Marina militare hanno lasciato il porto di Augusta diretti verso il quadrante del Mar Rosso, in un dispiegamento precauzionale collegato alla crisi nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico e commerciale internazionale. Si muoveranno, al momento, nell’ambito delle missioni militari all’estero già autorizzate dalle Camere.

A salpare dallo scalo megarese, ieri, sono stati i cacciamine “Crotone” e “Rimini” (nelle foto di repertorio in copertina), unità specializzate nella localizzazione e neutralizzazione di ordigni subacquei, che sono inizialmente diretti verso lo Stretto di Suez con destinazione Gibuti, base logistica avanzata italiana nel Corno d’Africa, da cui potrebbero eventualmente essere rischierati più vicino all’area del Golfo Persico.

La decisione si inserisce nel contesto delle tensioni internazionali attorno allo Stretto di Hormuz, passaggio marittimo cruciale tra Golfo Persico e Oceano Indiano, attraverso cui transita una quota rilevante dei flussi mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. Al momento, però, non risultano comunicazioni ufficiali su un ingresso operativo delle due unità nello Stretto di Hormuz, né sulla durata del dispiegamento. Il posizionamento sarebbe infatti una misura preventiva, in relazione all’evoluzione dello scenario geopolitico internazionale.

L’invio delle due unità era stato anticipato dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel corso dell’audizione parlamentare del 13 maggio davanti alle commissioni riunite di Esteri e Difesa, spiegando che, in caso di necessità operativa, le marine alleate avrebbero bisogno di alcune settimane per raggiungere l’area e che, per questo, l’Italia stava predisponendo il posizionamento avanzato di due cacciamine.

I cacciamine sono navi progettate per individuare e rendere inoffensivi ordigni esplosivi marini, un’attività particolarmente delicata in scenari in cui eventuali mine navali potrebbero compromettere la libertà di navigazione commerciale. La Marina militare impiega queste capacità anche in missioni internazionali di sicurezza marittima, inclusa l’operazione europea Emasoh/Agenor, nata proprio per contribuire alla sorveglianza e alla sicurezza dell’area di Hormuz.


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