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Disabili, Amenta (“20 novembre 1989”) scrive al neo governatore Schifani: ecco le criticità regionali

AUGUSTA – Una lettera sui temi della disabilità in Sicilia al neo presidente della Regione, Renato Schifani, insediatosi lo scorso 14 ottobre. Gliela indirizza l’augustano Sebastiano Amenta (nella foto di repertorio in copertina), vicepresidente nazionale dell’associazione “20 novembre 1989”, sodalizio con sede a Catania che si occupa di tutela delle famiglie con persone disabili e che in città annovera oltre un centinaio di aderenti.

Nel chiedere al successore di Nello Musumeci un “incontro” e nell’invitarlo a una “passeggiata illustrativa per vedere assieme come vivono i cittadini siciliani disabili“, motiva la tempistica della lettera, che precede l’insediamento della stessa Assemblea regionale siciliana, giacché “non si può fare cassa sulla vita delle persone, e quello che è successo in passato a livello regionale mi spinge ad attivarmi anzitempo“.

Quando si tratta della vita delle persone, del diritto alle cure ed alla salute fisica e mentale – scrive Amenta – credo non dovrebbero esserci limitazioni o economie, d’altronde, su questo aspetto, anche gli ultimi successi avuti in varie giurisdizioni ci hanno ampiamente dato ragione. La politica che giunge al vertice del potere non può e non deve calpestare i diritti dei più deboli, diritti peraltro tutelati financo dalla nostra Carta costituzionale“.

Il vicepresidente dell’associazione “20 novembre 1989” delinea un quadro dell’attuale contesto regionale: “Per fornire alcun esempi: la riabilitazione motoria, cognitiva e logopedica è lacunosa con lunghissimi tempi di attesa prima della presa in carico e a farne le spese sono i bambini; l’istruzione e il sostegno di competenza comunale vengono spesso negate per i dissesti di molti enti locali, vedi assistenza specialistica art. 13 legge 104/92 (Asacom); l’assistenza sanitaria e la fornitura di ausili sono molto lacunosi; l’assistenza domiciliare è spesso inadeguata non garantendo valido sollievo e sostegno alle famiglie, garantendo solo ed esclusivamente la forma di assistenza diretta senza dar loro modo di avvalersi della forma indiretta, e dare così la possibilità di scegliere il proprio operatore di fiducia“.

In tutta la Sicilia le madri con figli disabili gravi e gravissimi sono condannate a una galera sociale pur non avendo commesso alcun reato – prosegue in merito alle asserite criticità – e questo perché anche in presenza di patologie degenerative e rare le Asl e i Comuni non progettano assistenza domiciliare per un numero sufficiente di ore a garantire un percorso di vita sereno, pur con il pesante e pressante pensiero che non esistono cure per salvare la vita del proprio figlio e permettergli di vivere l’infanzia come tutti gli altri bambini“.

Ho appreso con entusiasmo che ben sette milioni e mezzo di euro sono stati stanziati per i “Caregivers familiari” siciliani dei disabili gravi e gravissimi sotto forma di trasferimento monetario – riconosce – Ciò consentirà indubbiamente di favorire le condizioni socio-familiari evitando di ricorrere a eventuali soluzioni estreme di allontanamento dal contesto familiare. Ritengo necessario percorrere – conclude Amenta – ogni spazio utile per l’incremento delle risorse regionali volte a potenziare le opportunità per l’accesso a progetti di vita indipendente per le persone adulte con disabilità grave“.


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