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Vita da performer, dietro le quinte con Lucia Blanco (parte I)

Cari lettori, quando ho pensato a Vitae in breve credevo che sarebbe stato semplice e “breve” raccogliere le informazioni, conoscere i protagonisti e shakerare il tutto per raccontarvi le loro storie in modo diretto, così da arrivarvi dentro. Bene, mi devo ricredere.

Le vite sono piene di sfaccettature, aneddoti e coincidenze che rendono ognuno di noi unico e non posso tralasciare l’unicità. Quindi, la prossima vita in breve che incontreremo sarà in due puntate per far sì che Lucia – questo è il nome della nostra protagonista – si racconti a voi come si è raccontata a me, con leggerezza e tante storie.

Augusta. In un appartamento del quartiere Paradiso, una bambina dai grandi occhi verdi guarda estasiata uno degli show-concerti che più ha segnato la storia dello SPETTACOLO. Persino la RAI lo manda in diretta TV dal canale di Sicilia al valico del Brennero. Il tubo catodico irradia l’immagine di una giovane MADONNA con in dosso body nero, calze nere e acconciatura da Marilyn Monroe. Quella di Andy Warhol, per intenderci. Sale sul palco dello stadio di Torino pronunciando delle parole che diverranno storia. “Ciao Italia!” con inconfondibile accento americano. Un boato dal pubblico ma subito dopo il silenzio.

La DIVA conduce un botta e risposta col pubblico fin quando stringe forte il microfono tra le mani. “Siete già caldi?… Bene, anch’io… Are you ready? Allora, ANDIAMO!”

Le note di Open your heart risuonano tra le gradinate: è il via di uno spettacolo dalle coreografie audaci della SHOWGIRL. Uno spettacolo da togliere il fiato trascina una miriade di adolescenti italiane ma, c’è qualcuno più precoce come la piccola Lucia. La bambina con gli occhi verdi, ricordate? Non ha neanche due anni ma il senso delle parole, in grassetto – SPETTACOLO – DIVA – SHOWGIRL – le scorre già, forte, nelle vene e in quei passi istintivi che seguono la musica.

È il 4 settembre 1987 ed è solo il preludio.

Perché diva? Perché la piccola Lucia Blanco (è il suo cognome ma approfondiremo più avanti questo aspetto) lo è dentro. È un istinto che mamma Patrizia immortala su centinaia di VHS. La piccola ama esibirsi e quando la mamma le si accosta con la telecamera alla mano: “Brava Lucia, hai svolto molto bene i compiti ma ora chiudi e canta”. Avete presente la scimmietta a molla? Quella con i piatti in mano e la chiavetta sulla schiena che, una volta caricata, parte?

Lucia è così, parte e non la fermi più. “Eravamo quattro amici al bar…”, non vi scriverò tutto il testo ma sappiate che cantava e danzava su coreografie improvvisate come se fosse già una veterana. Un animale da palcoscenico già rodato anche se è passato solo qualche anno dalla visione illuminante di Madonna. Augusta, forse, non offre grandi opportunità ma delle discrete scuole di danza che possono dare le basi ad un talento innato, quello sì. Un’infanzia e un’adolescenza felici tra scuola, danza e show home made, come quello tenuto in aula cantando New York New York. È danzando sulla coreografia di Liza Minelli che fa esultare l’intera classe, professore di lettere incluso. “Brava Blanche!”, il prof. pensava che, un giorno, sarebbe stato quello il nome d’arte di Lucia… ma si sbagliava…

Aspettate! Fra un po’ vi dirò qual è il suo nome d’arte, intanto cominciamo a parlare di che arte si tratta. Sapete cos’è una performer? Performer è una parola inglese che racchiude in sé il significato di artista poliedrica e multidisciplinare. Ovvero attrice, cantante, ballerina, coreografa e non solo: capacità di reazione agli imprevisti, improvvisazione e un duro allenamento.

Sacrificio? Se ami qualcosa non è mai sacrificio ma impegno. PASSIONE!

Lucia e la sua passione continuano a crescere mano nella mano tra scuole di danza, street dancing e le superiori spinte a forza fino al diploma per, finalmente, approdare a La Scuola del Musical di Milano per la quale aveva superato brillantemente le selezioni svolte qualche giorno prima dell’esame di maturità scientifica.

Il grande giorno è arrivato. Mattina presto e il sole accenna appena i primi bagliori dell’alba. Lucia entra in punta di piedi in camera di nonna Mimma da cui ha preso i tratti da Irina (è una storia lunga che non so se riuscirò a raccontarvi ma vi giuro che delle volte ha proprio la faccia da Irina). “Nonna – sottovoce – sto andando”, la nonna sonnecchiante le prende la mano per farla accostare alle sue labbra come si fa quando si confida il segreto della vita: “Mangia a frutta ca ti fa iri o’ bagno!”.

E Lucia parte! Parte e non si ferma più!

Milano è una città mastodontica in confronto alla piccola Augusta ma quegli occhi verdi non si lasciano intimorire dalla valanga di novità. Trovano forza nella miriade di stimoli che arrivano dagli insegnanti come Gail Richardson, che è stata in grado di mettere in discussione il talento suo e delle compagne d’avventura…

Un gruppo di ballerine torchiate, massacrate e sfinite da piroette, gambe in alto e avanti indietro. Il fiatone soddisfatto e l’approvazione per il lavoro ben riuscito è preponderante negli sguardi di reciproca ammirazione tra le “elette”. Sono salite sull’olimpo della danza.

O almeno così credevano. Ma le parole dal chiaro accento britannico che Gail Richardson vomita loro addosso con estrema schiettezza e inespressiva delusione sono: “Che schifo!”. In un secondo, le fa precipitare in una landa gelida e desolata. Ma come può, mai, essere successo? Loro sono tra le migliori in Italia, ma non abbastanza per Gail? Like a virgin cantava Madonna e come quella di una vergine inesperta è la loro sensazione. Ovviamente, però, era solo una tecnica per tirare fuori il meglio da quel gruppo di ballerine dal grande potenziale e, col senno di poi, ha funzionato alla grande.

Noi siciliani siamo caricaturati da tutto lo Stivale per la nostra cadenza e pronuncia… e Lucia non è stata l’eccezione che ha confermato la regola…

Purtroppo sono costretto a rinviare il resto della storia per esigenze di spazio ma come cantava Freddy Mercury: “The show must go on!” e continuerà molto presto.

PS: Tenete a mente Mercuri e non Mercury, capirete, certo che capirete. CONTINUA…

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