Politica

Augusta, “Cura Augusta 2.0” verso l’annullamento, intervengono ex sindaco e gruppo consiliare M5s

AUGUSTA – Il regolamento chiamato dal proponente “Cura Augusta 2.0“, fortemente voluto a fine anno dalla eterogenea maggioranza consiliare riunitasi intorno al neo sindaco Giuseppe Di Mare, rischia l’annullamento. È ormai di dominio pubblico che il responsabile del Sesto settore ha formalizzato la proposta ai consiglieri comunali, che sarà discussa il 20 gennaio nella quinta commissione Finanze e Bilancio, di annullare la delibera approvata lo scorso 29 dicembre (per l’impossibilità di quantificare le somme residue del precedente bando pubblico, in attesa di esitare tutte le istanze tra cui alcune richieste di riesame), quando la maggioranza ha inteso sostituire il precedente regolamento per l’attribuzione dei restanti contributi comunali (stimati in 700 mila euro), derivati dalla rinegoziazione dei mutui consentita dal decreto Rilancio, alle attività economiche cittadine in difficoltà per l’emergenza Covid.

Le diverse opposizioni consiliari, già critiche in aula e durissime nei giorni successivi, tornano sull’argomento rivendicando la ragione e ribadendo la propria contrarietà. Dopo l’intervento del consigliere Giancarlo Triberio, capogruppo di “Nuovo patto per Augusta”, intervengono anche i tre consiglieri del Movimento 5 stelle, Roberta Suppo (capogruppo), Marco Patti e Chiara Tringali, i quali avevano annunciato, a margine dell’approvazione del regolamento, che si sarebbero rivolti alla Procura della Repubblica e a quella della Corte dei conti.

Come si ricorderà, il gruppo consiliare del Movimento 5 stelle tentò in quell’occasione, inutilmente, di convincere la cosiddetta maggioranza a modificare il regolamento presentato in aula – riferiscono Suppo, Patti e Tringali attraverso una nota congiunta titolata “Disastro Cura Augusta 2.0” – perché, a parer nostro, non stabiliva criteri oggettivi per distribuire i ristori alle attività in grave crisi economica, dovuta al protrarsi dell’emergenza Covid 19. In realtà sarebbe bastato emendare il regolamento già esistente, adeguandolo alla nuova situazione epidemica. Per motivi a noi sconosciuti, dall’altra parte dell’aula consiliare si è alzato un assurdo muro di gomma. Probabilmente, però, le nostre perplessità sulla concreta applicabilità del regolamento erano reali, e l’annullamento del Regolamento un atto dovuto“.

Il nostro più grande rammarico – sottolineano – è che il peggior danno lo subiranno quelle attività commerciali che sono davvero in forte crisi per la pandemia. Tutto ciò risulta altresì aggravato dall’ordinanza sindacale del 13 gennaio, assai tardiva in verità, che pone nuove restrizioni per due settimane con un ulteriore peggioramento della vita commerciale del nostro Comune. Le soluzioni da noi proposte avrebbero permesso un ristoro per queste attività“.

E non è finita qui – concludono i tre consiglieri pentastellati – perché oltre il danno potrebbe insorgere anche la beffa. Infatti i fondi, ben 700 mila euro, potrebbero non essere più disponibili come ristori alle attività in crisi; per tale ragione porremo urgentemente il quesito all’Amministrazione, cercando, anche qui, una soluzione che non penalizzi i cittadini. Peccato: noi la collaborazione la offriamo, gli altri, i “competenti”, invece tentano solo di zittirci“.

Interviene anche l’ex sindaco pentastellato Cettina Di Pietro, che con la sua amministrazione aveva usufruito del decreto Rilancio per rinegoziare vecchi mutui comunali con Cassa depositi e prestiti, liberando circa un milione di euro, nonché con Credito sportivo e Mef, liberando un ulteriore mezzo milione, da destinare ad aiuti agli operatori economici in difficoltà per l’emergenza Covid, con il milione di euro quindi oggetto dei due diversi regolamenti.

L’operazione firmata da me, con l’avallo della mia Giunta, consentiva di mettere a disposizione un milione e mezzo di euro – scrive sulla sua pagina social – Al Consiglio comunale, poi, il compito di stabilire i criteri per la distribuzione. Già allora l’arroganza unita all’impreparazione (la peggiore miscela!), probabilmente vedendo in questo atto la straordinaria opportunità di ingraziarsi l’elettorato, presentò un regolamento, il cosiddetto “cura Augusta”, cassato dagli uffici. Per questa operazione, dalla “parte“ della componente politica che oggi regge il consiglio, fummo accusati addirittura di “voto di scambio”. Il regolamento che poi andò in Aula – prosegue l’allora sindaco Di Pietro – fu emendato anche dall’allora consigliere, oggi sindaco, per impedire che gli aiuti andassero ad imprese che avevano insoluti col Comune (salvo poi da sindaco “scusarsi” per le multe), come se, in caso di emergenza dovuta a calamità naturali, si diano le case solo a chi ha pagato le tasse mentre gli evasori rimangono sotto un tetto di stelle! – e fu approvato in consiglio“.

Il resto è storia: qualcuno ha dovuto fare per forza il “bis” con un altrettanto capestro “cura Augusta 2” – conclude – Se questo è il modo di fare politica dei competenti, quello degli slogan che ci hanno perseguitato nei 5 anni della mia amministrazione, quali “amministrare è una cosa seria” o “sono confuso e preoccupato”, lascio a voi coraggiosi lettori, che siete arrivati fin qui, ogni giudizio o valutazione. Che dire: la “confusione” evidentemente è rimasta, la preoccupazione la lasciamo a tutti quegli esercenti in ginocchio che vedono sfumare 700 mila euro a colpi di beceri giochi di potere“.

(Nella foto di repertorio in copertina, da sinistra: Roberta Suppo e Cettina Di Pietro)


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