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Augusta, restauro Castello svevo, ci sarà incontro pubblico coi progettisti. Associazioni avevano scritto alla Soprintendenza

AUGUSTA – Il dibattito sul progetto esecutivo di “consolidamento, restauro e fruizione” del Castello svevo, che imperversa da settimane sia tra le associazioni di settore che tra i cittadini, troverà occasione di chiarimenti puntuali in un prossimo incontro pubblico che promuoverà la Soprintendenza ai beni culturali di Siracusa. Lo si apprende dalla soprintendente Donatella Aprile, che ha risposto formalmente alla lettera di riflessioni inviatale nei giorni scorsi dalla presidente del locale Archeoclub, Mariada Pansera.

Sarà cura di questa Soprintendenza non appena si individua una data possibile per tutti, con lo stesso Comune di Augusta al quale chiederemo di ospitarci, organizzare il suddetto incontro pubblico, comunicando per tempo“, scrive la soprintendente, con lo scopo di “presentare il progetto attraverso la descrizione da parte dei progettisti, al fine di chiarire le scelte progettuali adottate che, se alcune di esse possono non trovare condivisione, hanno senz’altro delle motivazioni tecniche e strutturali che in quella occasione descriveremo“.

Il dibattito pubblico si è focalizzato sull’opportunità della demolizione delle cosiddette “superfetazioni” relative al carcere di fine ottocento, dal momento della notizia, un mese fa, della pubblicazione del bando di gara per il primo stralcio funzionale dei lavori, per 5 milioni di euro, da parte del Dipartimento regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana (la stazione appaltante è però il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento), il cui termine è scaduto il 10 giugno.

Si è già schierata a favore del progetto esecutivo a bando, l’assessore comunale Giusy Sirena, che in rappresentanza del Comune ha partecipato ai tavoli tecnici degli ultimi tre anni, pur essendo il progetto di competenza della Soprintendenza di Siracusa. Poi sono intervenute le associazioni, almeno due in particolare che hanno messo a conoscenza la nostra Redazione dell’invio nei giorni scorsi delle rispettive lettere alla soprintendente Donatella Aprile: una, appunto, dell’Archeoclub sede di Augusta, a firma della presidente Mariada Pansera, e una della Società augustana di storia patria, presieduta da Giuseppe Carrabino.

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Qui di seguito, il nucleo della posizione manifestata dall’Archeoclub: “Pur condividendo la necessità di eliminare le cosiddette “superfetazioni”che gravano sulla struttura originaria provocandone lo scivolamento, ciò non di meno corre l’obbligo, a nostro avviso, di conservare e tutelare almeno una parte dell’architettura penitenziaria testimone di periodi storici vissuti dalla città in taluni casi ancora vivi nei ricordi dei nostri concittadini; basti pensare al legatore di libri, il falegname, il fabbro o il falegname cui spesso i cittadini di Augusta si rivolgevano per le proprie esigenze. A queste si aggiungano eventuali testimonianze grafiche lasciate nel corso del tempo dai detenuti all’interno delle proprie celle che ci aiuterebbero a meglio comprendere non solo i loro stati d’animo ma anche il sogno della realtà “del fuori”. Auspichiamo, pertanto, che la sovrintendenza faccia proprie queste nostre considerazioni di conservazione della memoria storica così come ne ha tenuto conto in ambito di altri restauri“.

Sempre in merito alle previste “demolizioni di opere e scavi archeologici”, proponiamo qui di seguito un passaggio della lettera inviata dalla Società augustana di storia patria: “Come più volte ribadito nel corso dei decenni, ciò che è venuto meno negli interventi di recupero del Castello e di altri beni monumentali della Città, è proprio la comunicazione e il coinvolgimento della comunità locale nell’essere partecipe di un progetto che comunque la riguarda. È naturale che leggere di “demolizioni” di parti della struttura ha suscitato sgomento e indignazione, anche se la scrivente è consapevole che il progetto ha la sua validità e sia comunque necessario procedere con l’abbattimento delle sopraelevazioni risalenti all’ultimo decennio dell’Ottocento che erano motivate dalla destinazione carceraria ma che hanno determinato profondi e gravi dissesti. Comprendiamo benissimo che tali interventi siano finalizzati a restituire la componente sveva della struttura, non comprendiamo se le scelte progettuali siano chiare e se sia altrettanto chiaro il futuro del monumento, anche perché nelle dinamiche di restauro e recupero delle opere di interesse culturale, si tiene sempre conto di tutte le sovrapposizioni e stratificazioni aggiunte nel corso dei secoli. Il Castello Svevo di Augusta, nella sua storia otto volte secolare, presenta interessanti espressioni che andrebbero conservate, anche le stesse celle costruite nel corso del novecento per le necessità della destinazione carceraria, sono parte integrante della storia del monumento“.

Nella stessa lettera a firma di Carrabino si propone inoltre di “utilizzare gli spazi recuperati per destinarli al Museo della Piazzaforte” e si richiede “la possibilità della concessione di adeguati spazi anche per la scrivente Società Augustana di Storia Patria così come peraltro ampiamente illustrato negli anni scorsi al fine di poter rendere fruibili quei locali già restaurati (seppur modesti e posti all’ingresso principale del maniero) che potrebbero costituire l’inizio di un percorso di valorizzazione“.


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