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Augusta, restauro Castello svevo, Samonà “apre” al mantenimento del carcere di fine ottocento

AUGUSTA – Il neo assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Alberto Samonà, insediatosi appena un mese fa, “non esclude” una parziale revisione del progetto esecutivo della Soprintendenza di Siracusa per il “consolidamento, restauro e fruizione” del Castello svevo di Augusta, a bando per l’aggiudicazione dei lavori del primo stralcio funzionale già scaduto il 10 giugno.

L’aspetto contestato con lettere alla Soprintendenza da alcune associazioni di settore, Archeoclub sede di Augusta e Società augustana di storia patria in particolare, oltre che da alcune prese di posizione politiche, è la demolizione delle cosiddette “superfetazioni” relative al carcere di fine ottocento. Ieri la prima “apertura” del neo assessore regionale in tal senso, in attesa dell’incontro pubblico con i progettisti annunciato ad Archeoclub dalla soprintendente Donatella Aprile.

Ecco la video intervista rilasciataci in esclusiva ieri pomeriggio, in occasione di un’iniziativa culturale a Siracusa.

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Intanto la posizione è che dopo tanto tempo, finalmente, questa settimana si è dato il via al primo lotto dei lavori – ha detto in premessa – In merito alle osservazioni che sono state fatte da diverse associazioni del territorio, sulle quali ho voluto approfondire. Ho dato mandato al Dipartimento dei Beni culturali, insieme alla Soprintendenza, di valutare le istanze che sono arrivate da alcuni settori del mondo ambientalista e anche del mondo culturale“.

Personalmente ritengo che le vestigia ottocentesche siano importanti per la conservazione della nostra memoria e della nostra storia, e dunque non è escluso, ve lo dico in anteprima – ha dichiarato Samonà al nostro microfono – che in sede di realizzazione dei lavori si possa riuscire, accolte le istanze di questi ambienti culturali, eventualmente di valutare la possibilità di non demolire queste parti, che sono parti importanti. Non si può pensare che oltre duecento anni di storia siano soltanto definite superfetazioni“.

Bisogna capire tecnicamente l’impatto che ha tutta questa parte sull’impianto medievale. Non posso essere io a dirlo, ma devono essere i tecnici del Dipartimento (regionale dei Beni culturali, ndr) e della Soprintendenza – ha aggiunto il neo assessore regionale – Laddove i tecnici dovessero concludere che queste parti del Castello non danneggino la restante parte dell’impianto, cioè quella originaria, sicuramente sarà cura dei nostri tecnici fare in modo che non vi sia alcuna demolizione. Se dalla valutazione tecnica si dovesse concludere questo, io sono sempre dell’idea che è più importante conservare piuttosto che distruggere“.


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