Porto di Augusta, il nuovo Prp fa un passo avanti col sì del Comune: cosa prevede per waterfront e Maxcom
AUGUSTA – Dopo quasi sessant’anni di pianificazione portuale fondata sull’impianto originario del 1968, il nuovo Piano regolatore portuale del porto di Augusta compie un passaggio rilevante, ma non ancora conclusivo. Nella seduta del 9 settembre il Consiglio comunale ha espresso il parere favorevole previsto dalla normativa e ha preso atto del Prp adottato il 25 giugno scorso dal Comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale (Adsp) del mare di Sicilia orientale.
Il voto è arrivato all’unanimità dei 21 consiglieri presenti, con tre assenti, nell’ultimo giorno utile del termine assegnato al Comune. In aula erano presenti anche il commissario straordinario dell’Adsp Francesco Di Sarcina, il cui incarico è stato prorogato fino al 30 novembre, e il segretario generale dell’Adsp Attilio Montalto.
Per Augusta significa avvicinarsi alla sostituzione di un impianto pianificatorio nato nel 1968 con uno strumento che ridisegna porto commerciale, cantieristica, infrastrutture ferroviarie e viarie, waterfront e rapporto tra industria e tessuto urbano. Ma proprio il caso Maxcom, di cui scriveremo tra poco, dimostra che tra la destinazione disegnata sulla carta e la trasformazione effettiva della città esiste ancora una fase attuativa complessa, sulla quale sicurezza industriale, concessioni, tempi della delocalizzazione e tutela della popolazione saranno elementi decisivi.
È innanzitutto importante distinguere con precisione i diversi passaggi dell’iter. Il Consiglio comunale non ha approvato definitivamente il Piano regolatore portuale. La legge 84 del 1994 attribuisce infatti al Comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale l’adozione del Prp e, una volta acquisiti i pareri prescritti e conclusa la Valutazione ambientale strategica, anche la sua approvazione finale. Al Comune e alla Regione compete invece, entro 45 giorni dal ricevimento degli atti, un parere circoscritto alla coerenza delle previsioni portuali e retroportuali perimetrali con gli strumenti urbanistici vigenti nelle aree contigue sulle quali il Piano può produrre effetti. Decorso il termine, il parere si considera non ostativo. Il Mit e il Consiglio superiore dei lavori pubblici dispongono invece di 90 giorni per i rispettivi pareri; dopo la conclusione della Vas (Valutazione ambientale strategica), il Comitato di gestione ha 40 giorni per approvare il Prp.
È la stessa deliberazione del civico consesso a precisare che il giudizio espresso il 9 settembre “non costituisce approvazione del Prp, intesa urbanistica generale, attestazione sostitutiva di procedimenti ambientali, paesaggistici, archeologici, sanitari o di sicurezza” e non sostituisce né anticipa la Valutazione ambientale strategica. Il Comune ha inoltre chiesto che le proprie osservazioni vengano recepite negli elaborati definitivi del Piano.
Il nuovo Piano non nasce nel 2026. La sua cornice strategica risale al Documento di pianificazione strategica di sistema (Dpss) dell’Autorità portuale. Il 15 luglio 2020 il Consiglio comunale di Augusta, negli ultimi mesi dell’amministrazione guidata dal sindaco Cettina Di Pietro, approvò con condizioni il Dpss. L’atto comunale risulta espressamente richiamato anche nel decreto ministeriale che ne concluse l’iter. Il Comitato di gestione dell’Adsp adottò successivamente il documento il 16 dicembre 2020 e il Ministero delle Infrastrutture lo approvò definitivamente con decreto numero 53 dell’11 marzo 2022. Il Dpss costituisce la cornice generale sulla quale è stato costruito il nuovo Prp: sviluppo della funzione commerciale e logistica, riqualificazione delle aree industriali, potenziamento della cantieristica navale e, sul versante urbano, recupero del rapporto città-porto e del waterfront. E la documentazione del Piano richiama espressamente il Dpss del 2022 come origine delle scelte pianificatorie oggi sottoposte a valutazione.
Il Piano vigente al momento, invece, continua a poggiare sulla pianificazione avviata nel 1968, successivamente aggiornata, che ancora caratterizza l’assetto dello scalo. La stessa documentazione ambientale del nuovo Prp individua nel Piano del 1968 il riferimento dal quale discendono, tra l’altro, la Darsena servizi e il Pontile pescherecci sul fronte orientale della rada megarese.
Il 25 giugno 2026 il Comitato di gestione dell’Adsp ha quindi adottato il nuovo Prp; il 27 luglio gli atti sono stati trasmessi al Comune di Augusta per il parere previsto dall’articolo 5 della legge portuale di riferimento. L’istruttoria del Sesto settore comunale, firmata il 19 agosto dal responsabile, si è conclusa con un parere favorevole accompagnato da dodici osservazioni e indirizzi di coordinamento.
Uno dei cardini del Piano è il progressivo alleggerimento del fronte urbano di Augusta, sia dell’Isola che della Borgata, dalle funzioni industriali e cantieristiche considerate incompatibili con la prossimità dell’abitato. La Sintesi non tecnica del Rapporto ambientale afferma espressamente che, sul lato orientale della rada, il Piano punta al “graduale spostamento” delle attività industriali e cantieristiche, creando parallelamente nuovi spazi di fruizione pubblica lungo il waterfront: dall’area di Pantano Danieli alla Vecchia Darsena Mercantile, passando per il Pontile Sant’Andrea fino alla nuova Darsena servizi.
Complessivamente sono circa 180mila metri quadrati gli spazi portuali immediatamente a ridosso della città interessati dal riordino e dalla riqualificazione. Il trasferimento delle attività dovrebbe essere reso possibile, secondo il nuovo Prp in dicussione, soprattutto dalla realizzazione del nuovo polo della cantieristica a Punta Cugno, sul lato occidentale della rada megarese. Il Piano prevede inoltre un vasto polo integrato per cantieristica navale, refitting e industria marittima, con circa 657mila metri quadrati di piazzali e 4.150 metri di banchine, oltre all’ampliamento delle aree del porto commerciale, della banchina Gennalena, alle infrastrutture per l’eolico offshore e al collegamento ferroviario delle aree portuali.
Sul fronte cittadino viene contemplato anche l’ampliamento della Darsena servizi, mentre la documentazione dà atto dei lavori avviati nell’estate 2025 per realizzare la terza via di collegamento tra la Borgata e l’Isola (il cosiddetto terzo ponte, con due impalcati separati per uso militare e civile) e richiama il cantiere per il bypass ferroviario e il nuovo collegamento ferroviario del porto commerciale come opere capaci di eliminare interferenze tra la ferrovia e il cuore della Borgata.
È sul futuro del deposito costiero Maxcom, oggi collocato nel cuore della Borgata, che il passaggio dal Dpss al nuovo Prp assume però uno dei significati urbanistici e di sicurezza più rilevanti. Già nel luglio 2020 l’allora amministrazione Di Pietro aveva indicato come condizione politica del proprio sì al Dpss la volontà di arrivare alla delocalizzazione dell’impianto. Nella nota diffusa dopo il Consiglio comunale di allora, l’allora sindaco e l’assessore all’Urbanistica Andrea Sansone sostenevano che l’area occupata dal deposito sarebbe dovuta passare da area industriale e cantieristica ad area con funzione urbana, immaginandone il recupero a verde e parcheggi.
Sei anni dopo, però, gli atti del nuovo Piano mostrano che la questione non può essere tradotta semplicemente in una cessazione immediata dell’attività. Il parere tecnico del Comune rileva anzitutto che il deposito costiero Maxcom e il relativo pontile petrolifero costituiscono una interferenza diretta tra attività a rischio, specchio acqueo, infrastrutture di accesso e fronte urbano. Per questo la pianificazione dovrà essere costruita sulla base degli scenari incidentali ufficialmente validati e delle relative aree di danno.
Il punto più delicato riguarda la fase transitoria. Le Norme tecniche del Prp consentono infatti il mantenimento e, a determinate condizioni, il rinnovo delle concessioni industriali e cantieristiche esistenti sul fronte urbano, rinviando l’effettiva nuova destinazione alla cessazione o decadenza dei titoli e alla realizzazione delle infrastrutture necessarie al trasferimento. Proprio per scongiurare che una condizione definita transitoria possa diventare indefinita, il Comune ha chiesto di accompagnare tale disciplina con un programma pubblico di delocalizzazione, traguardi temporali, verifica almeno annuale dello stato di attuazione e obbligo di motivazione rafforzata per eventuali rinnovi o nuovi titoli sul fronte urbano. Ogni permanenza, secondo l’osservazione comunale, dovrà risultare compatibile con sicurezza, salute, ambiente e futura fruizione del waterfront e non dovrà produrre ampliamenti incompatibili o ritardi non giustificati.
Ancora più puntuale è l’osservazione sul rischio di incidente rilevante. Il Comune chiede che venga acquisito il Rapporto di sicurezza aggiornato dello stabilimento Maxcom, comprensivo degli scenari incidentali ufficialmente validati e delle aree di danno georeferenziate, da sovrapporre alle destinazioni del Prp e del futuro Pug e da far confluire nell’elaborato Erir previsto dal decreto ministeriale 9 maggio 2001. La prescrizione comunale aggiunge che ogni rinnovo, modifica o potenziamento del deposito e del pontile dovrà essere sottoposto a specifica verifica di compatibilità territoriale, ambientale, sanitaria e di emergenza ai sensi della normativa sugli stabilimenti a rischio di incidente rilevante.
Da qui una precisazione essenziale: il parere favorevole del Comune al Prp non equivale a dichiarare compatibile l’attuale stabilimento Maxcom né autorizza automaticamente la sua permanenza, il rinnovo delle concessioni, ampliamenti o modifiche. La stessa istruttoria comunale separa nettamente il giudizio urbanistico sul Piano dai successivi procedimenti autorizzativi e di sicurezza riguardanti il deposito e il pontile.
La delocalizzazione resta dunque un obiettivo pianificatorio, già posto nel 2020 e oggi tradotto nella prospettiva di riconversione del waterfront, ma la sua effettiva realizzazione dipenderà dalla disciplina transitoria, dalle infrastrutture alternative, dalle concessioni in essere e dai successivi procedimenti amministrativi. È precisamente su questi aspetti che il Comune ha chiesto al Prp di diventare più stringente.
Parallelamente all’iter urbanistico, procede la Valutazione ambientale strategica. Il procedimento Vas del Prp di Augusta, identificato dal Mase con il codice 14559, è stato avviato il 29 dicembre 2025; la fase preliminare di scoping è iniziata il 27 gennaio 2026. La documentazione ambientale chiarisce che la Vas è obbligatoria per questo tipo di Piano e comprende consultazioni, valutazione del Rapporto ambientale, decisione e successivo monitoraggio.
Dal 10 agosto 2026 il Piano e il Rapporto ambientale sono pubblicati sul portale nazionale delle Valutazioni ambientali. Enti, associazioni e singoli cittadini possono presentare osservazioni fino al 24 settembre 2026. Il termine di 45 giorni è quello previsto dall’articolo 14 del decreto legislativo 152 del 2006 per la consultazione pubblica nell’ambito della Vas. Il procedimento è quindi ancora aperto. Le osservazioni eventualmente presentate entro quella data entreranno nella valutazione ambientale prima del parere motivato del Ministero.
A conclusione del Consiglio comunale, il sindaco Giuseppe Di Mare ha definito il voto un momento “storico“, sottolineando la necessità di connettere lo sviluppo del porto a quello della città. “Un Piano regolatore portuale significa programmare, attrarre investimenti, creare opportunità e mettere in connessione lo sviluppo del porto con quello della città“, ha dichiarato nella nota diffusa dopo la seduta.
Sul piano strettamente amministrativo, tuttavia, il passaggio del 9 settembre non conclude l’iter e non costituisce l’approvazione definitiva del Prp. È il parere comunale previsto dalla legge, favorevole ma corredato da osservazioni, insieme alla presa d’atto del Piano adottato dall’Autorità portuale. Il nuovo Prp dovrà infatti ora attraversare gli ulteriori passaggi davanti alla Regione, al Ministero delle Infrastrutture, al Consiglio superiore dei lavori pubblici e soprattutto concludere la Vas. Solo dopo la chiusura della procedura ambientale, il Comitato di gestione dell’Adsp potrà procedere all’approvazione finale nei termini stabiliti dalla legge.


















