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Sic Brucoli-Agnone, allarme di ‘Italia nostra’ su fondali e ambiente dunale. “A rischio l’esistenza stessa”

AUGUSTA – Lancia un allarme la sezione cittadina di “Italia nostra” sullo stato attuale dei fondali marini e dell’ambiente costiero dunale presenti all’interno del Sito di importanza comunitaria (Sic) denominato “Brucoli-Agnone“, in particolare nella frazione Agnone Bagni.

L’associazione rende noto che sta elaborando, in collaborazione con i residenti, un “dossier“, “da sottoporre agli enti competenti ed alla magistratura” e che chiederà alla Regione un “tavolo tecnico sulla biodiversità, al fine di ottenere una ordinanza regionale che disciplini le attività esercitabili sul demanio marittimo“.

Gli abitanti, stanchi dell’inerzia delle istituzioni locali – fa sapere “Italia nostra” attraverso un comunicato – segnalano quotidianamente alla nostra associazione trasgressioni, violazioni ed inosservanza della normativa che contempla anche l’ipotesi di reati ambientali in quella area protetta già oggetto di rilevanza comunitaria. L’area in questione infatti è caratterizzata dalla presenza di “fondali ad elevato pregio naturalistico“, aggredita da attività predatorie e distruttive che ne mettono a rischio la stessa esistenza. Eppure esiste un Regolamento che contiene prescrizioni dirette a garantire, sull’intera area del Sito di importanza comunitaria (Sic) “Brucoli-Agnone”, il mantenimento e il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali e seminaturali e delle specie di fauna e flora selvatica di interesse comunitario presenti nel territorio del Sic“.

Non è possibile inoltre, dichiarano i cittadini di Agnone, assistere alla distruzione dell’ambiente dunale – prosegue il comunicato – ove nidificano specie protette e cresce il profumatissimo Narciso marino meglio noto come Giglio marino in un ambiente delicatissimo in cui scorrazzano impunemente fuoristrada, quad e altri ciclomotori“. “Al fine di garantire il mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente, nei pSic e nei Sic sono vietati le attività, gli interventi e le opere – ricorda “Italia nostra” – che possono compromettere la salvaguardia degli habitat naturali e degli habitat di specie e le perturbazioni delle specie per cui le zone sono state designate ai sensi della direttiva 92/43/Cee“.

In merito all’annunciata richiesta a Palermo di un tavolo tecnico sulla biodiversità, l’associazione aggiunge: “La Regione, infatti, effettua il monitoraggio dello stato di conservazione delle specie e degli habitat di interesse comunitario. In particolare, svolge le attività di monitoraggio ai sensi dell’articolo 7 del regolamento emanato con decreto del Presidente della Repubblica 357/1997 e, a tal fine, nelle more dell’adozione del decreto ministeriale di cui al comma 2 del medesimo articolo, ne definisce le linee guida e le comunica al Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e all’Istituto nazionale per la fauna selvatica. Al monitoraggio di cui al comma 1 provvede la struttura regionale competente in materia di tutela degli ambienti naturali e fauna, anche avvalendosi dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, dell’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale, dell’Ente tutela pesca, dei Distretti venatori e delle rappresentanze agricole maggiormente rappresentative, nell’ambito delle rispettive competenze“.

(Nella foto di repertorio in copertina: litorale di Agnone Bagni)


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