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Violenza di genere, diritto e casi concreti a confronto nel convegno Lions – Leo

AUGUSTA – Nella sala conferenze di palazzo Zuppello, venerdì sera, si è tenuta la conferenza dal titolo “La disciplina della violenza di genere nel diritto internazionale ed europeo. Orientamenti e prospettive di riforma nel diritto italiano”, promossa dal Lions club e dal Leo club di Augusta.

Dopo l’apertura da parte del cerimoniere del Lions Enzo Canneddu, il via all’incontro è stato dato dal presidente del Lions cittadino Giovanni Alga e dalla presidente del Leo club Gaia Petracca, evidenziando il recente lavoro a stretto contatto tra le due realtà del service, rispettivamente degli adulti e dei giovani, sodalizio confermato anche dalla presenza al tavolo dei relatori del delegato per la IV Area operativa del Leo club Marco Failla. Poi, con l’ausilio del direttore del Quotidiano di Sicilia Carlo Alberto Tregua, nella veste di moderatore, è stato introdotto l’argomento.

L’inquadramento storico della violenza di genere è stato tracciato da Adriana Di Stefano, associato di Diritto internazionale e Diritto dell’Unione europea presso il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Catania. “Fino alla più recente stesura della Convenzione di Istanbul, nei trattati relativi ai diritti dell’uomo non veniva mai affrontata la questione dei diritti femminili; ciò avviene dalla stesura nel 1948 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo fino alla Convenzione internazionale contro le discriminazioni nei confronti delle donne del 1979”, ha spiegato la docente.

È stato esposto come, dopo la distinzione a livello normativo tra i due sessi, si è affrontata la questione delle due diverse sfere d’azione del diritto: pubblica e privata. Fino al 1979, i diritti della donna erano riconosciuti nell’ambito pubblico, senza alcuna tutela tra le mura domestiche. I passi in avanti contro la discriminazione sessuale e la violenza di genere hanno portato infine alla Convenzione di Istanbul del 2012, che obbliga i Paesi che la ratificano a dotarsi degli strumenti per perseguire le violazioni dei diritti e le violenze di qualunque forma contro un determinato genere.

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La violenza di genere non è determinata dal sesso in quanto tale“, ha continuato Adriana Di Stefano, “ma dall’idea che la società e il contesto in cui la vittima si trova hanno del sesso, dell’identità sessuale e dell’appartenenza di genere;la violenza di genere è dunque una violenza contro le donne e contro gli uomini”.

Dai dati storico-tecnici messi in evidenza dalla docente universitaria, si è passati ai racconti in prima persona del secondo relatore, Antonio Nicastro, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa, noto tra l’altro per aver seguito il caso dell’omicidio dell’augustana Francesca Ferraguto, la giovane che nel 2009 “fu uccisa e fatta a pezzi dal proprio aguzzino”, come ha ricordato Nicastro.

Il Sostituto Procuratore ha parlato di un sistema giudiziario che correttamente prevede delle vie preferenziali per reati come lo stalking, la violenza domestica e l’abuso di minori ma, dall’altra parte, ha ammesso alcune falle del sistema, che a volte non riesce a tutelare né la “vittima” né il “carnefice”. Per esempio, il caso di un padre reo confesso di abusi sulla figlia minorenne che, dopo la sentenza di condanna esemplare, non ha resistito ai sensi di colpa e si è tolto la vita. Per questo, il magistrato ha lanciato un appello agli avvocati: “Pretendete da noi massima celerità e professionalità e siamo pronti a darle, ma dobbiamo allo stesso modo pretendere da voi il rifiuto di strumentalizzare la querela per ricavarne condizioni economiche migliori in vicende delicate”.

Nicastro ha infine posto l’attenzione sull’aspetto più delicato della questione: la tutela delle vittime. “Spesso bambini o individui deboli psicologicamente e fisicamente non hanno la forza di affrontare un processo se non gli si va in contro umanamente: così, diventano vittime per la seconda volta”. Quindi, la sensibilità di un pubblico ministero, che per il sistema potrebbe essere percepita come un limite, invece nei casi fin qui citati diverrebbe dote cruciale.

Marcello Marino


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