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Augusta, Castello svevo, appello “Italia nostra” al ministro Franceschini contro la demolizione del carcere

AUGUSTA – Un “appello urgente” al ministro dei Beni e delle Attività culturali, Dario Franceschini. Questa la modalità scelta dalla sezione cittadina di “Italia nostra“, già protagonista negli anni scorsi di battaglie per la tutela del Castello svevo, al fine questa volta di manifestare, come altre associazioni nelle settimane scorse, la contrarietà alla demolizione (prevista dal progetto esecutivo per il primo stralcio dei lavori per consolidamento, restauro e fruizione del maniero federiciano) delle “superfetazioni” relative al carcere di fine ottocento.

Già in passato il Ministro aveva sollecitato l’allora presidente della Regione Crocetta affinché si evitasse la perdita del prezioso bene culturale“, premette la presidente Jessica Di Venuta. Se si dovessero attuare le demolizioni previste nel progetto della Soprintendenza, secondo l’associazione, “il Castello Svevo perderebbe la sua secolare struttura penitenziaria, una pagina strappata alla storia della città  e ancor più alla storia d’Italia“.

Pertanto l’associazione “invoca un suo autorevole intervento affinché non si abbia la perdita del valore culturale del bene architettonico” e chiede inoltre che “il suo mantenimento sia affidato alla Direzione generale delle antichità e belle arti, quale patrimonio di interesse culturale per la Nazione“.

Qui di seguito le motivazioni sostenute da “Italia nostra” nella direzione del mantenimento della struttura carceraria. “Abbattere le mura del penitenziario è una scelta impropria, in virtù di una  corrente di pensiero (ormai superata) che ha indotto alla rimozione di gioielli del Barocco, un tempo ritenuto uno stile scandaloso, soprattutto per determinati luoghi ecclesiastici – si scrive nella lettera al ministro – Al giorno d’oggi, invece, da buona parte degli architetti e in particolar modo dagli architetti restauratori, queste scelte sono ritenute non solo errate, ma quasi sacrileghe, dal momento in cui il bene culturale viene spogliato di parte della sua storia. Se parliamo del Partenone, così come del Tempio di Apollo di Siracusa (ove è stata abbattuta una caserma che lo nascondeva), gli interventi possono divenire discutibili dal momento in cui le superfetazioni costruite in tempi moderni “celavano, coprivano, nascondevano” l’edificio originario, privandone la veduta. Ma nel caso del Castello Svevo – si aggiunge – queste ipotesi non reggono, dal momento in cui buona parte delle costruzioni realizzate per il Penitenziario non nascondono minimamente il livello federiciano, consistente nel solo piano terreno. Al contrario, nel caso del Castello Svevo, gli edifici del Penitenziario arricchiscono l’interesse del sito, dal momento in cui il modello del carcere preso in esame fu un carcere francese (prigione di Gand, edificata da M. Verlaine) ed è uno dei pochi casi superstiti e che attualmente potrebbe rappresentare un ulteriore attrattiva per quel luogo“.

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Ricordiamo che la soprintendente ai Beni culturali di Siracusa, Donatella Aprile ha già manifestato l’intenzione di organizzare un incontro pubblico con i progettisti, mentre l’assessore regionale Alberto Samonà, in un’intervista resa ai nostri microfoni, ha “aperto” alla possibilità, sebbene “in sede di realizzazione dei lavori“, del mantenimento della struttura penitenziaria previo parere dei tecnici dell’assessorato regionale e della Soprintendenza aretusea.

(Nel collage di copertina: fotomontaggio fornito da “Italia nostra” del Castello svevo senza il carcere di fine ottocento)

 


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