Da Augusta l’appello di Maria Grazia Patania: “Corridoi universitari da Gaza, la Palestina è la lotta di liberazione per eccellenza”
AUGUSTA – “La Palestina ci riguarda più di quanto immaginiamo. È la lotta di liberazione per eccellenza“. A dirlo è Maria Grazia Patania, interprete e traduttrice, portavoce ad Augusta della campagna Fiori dai cannoni, lanciata da una casa editrice milanese, che chiede corridoi sicuri e visti d’emergenza per permettere agli studenti palestinesi vincitori di borse di studio in università italiane di lasciare la Striscia di Gaza. Augustana ma per lunghi periodi all’estero, si è fatta conoscere negli anni scorsi in città nella veste di ideatrice del “Collettivo Antigone”, blog che si è occupato di migrazioni e ambiente.
L’abbiamo incontrata, a fine agosto, quando ha presentato il libro L’ultimo respiro di Gaza (vedi foto di copertina) del giovane autore palestinese Naim Abu Saif, aspirante giornalista e testimone diretto degli ultimi due anni del sanguinoso conflitto nella Striscia.
Quale approccio offre ai lettori il contenuto de L’ultimo respiro di Gaza?
“Il libro consente a chi legge di entrare nella quotidianità di un ragazzo ventenne, Majd, che vede la propria vita distrutta proprio quando stava per cominciare l’anno accademico. Un ragazzo pieno di sogni e progetti costretto ad abbandonare ogni certezza per vivere nella costante paura dello sterminio. La narrazione prosegue in maniera diaristica dal 6 ottobre 2023 al 15 aprile 2024 e ripercorre i ripetuti sfollamenti della famiglia. Testimonia tutto ciò che siamo abituate ad apprendere dai social, ma il racconto in prima persona elimina ogni filtro. Viviamo cosa significhi la fame, la sete, la perdita della casa come rifugio e sicurezza, la cancellazione di interi nuclei familiari, la scomparsa di alcuni cognomi, spazzati via dal genocidio“.
Si tratta di un titolo molto evocativo. Qual è la peculiarità di questo “diario” rispetto ad altre opere pubblicate sull’ultradecennale conflitto nella Striscia di Gaza?
“Il libro rappresenta il testamento simbolico dell’autore che, mentre lo scriveva, non sapeva se sarebbe sopravvissuto. Fra l’altro, l’8 agosto è stato vittima di un bombardamento a seguito del quale abbiamo perso a lungo i contatti con lui. Durante le operazioni di salvataggio, il suo migliore amico è stato ucciso da un cecchino. Colpire i soccorritori è una pratica comune e consolidata, in aperta violazione del diritto umanitario. “Another coffee stories” (la casa editrice milanese promotrice della campagna, ndr) ha pubblicato il testo lo scorso luglio per inaugurare la collana “Voci dalla Palestina”, un progetto mirato a dare voce a persone solitamente silenziate e a sostenere economicamente gli autori e le autrici. Il ricavato di ogni testo va interamente a chi lo ha scritto. La letteratura diventa pane e nutrimento“.
Tra le numerose tragedie belliche in atto nel mondo, perché parlare proprio di questa?
“La Palestina ci riguarda più di quanto immaginiamo. È la lotta di liberazione per eccellenza, che credo importi più di ogni altra cosa, senza nulla togliere alle altre lotte. Innanzitutto, lo smantellamento del diritto internazionale e umanitario deve farci insorgere perché i diritti negati in una parte del mondo sono i diritti persi per chiunque. Inoltre, non si può parlare di Palestina senza parlare di Mediterraneo, di migrazione forzata, di morti in mare…“.
Ecco, che ruolo ha il Mediterraneo e come valuta la nuova missione della Global Sumud Flotilla in partenza verso Gaza?
“Il nostro mare è ormai un cimitero liquido, oltre che il cantiere dove è stata testata la nostra disumanità. Ogni giorno, fra sbarchi negati e salvataggi resi più difficili, assistiamo, in silenzio, al collasso dei diritti umani. Sostengo fermamente che il filo rosso fra la Palestina e il Mediterraneo trova le sue radici nel colonialismo e nel capitalismo selvaggio che si nutre dell’oppressione di popoli e terre. Da Siracusa e proprio da Augusta salperanno le imbarcazioni italiane della Global Sumud Flotilla. Per me il messaggio è chiaro: dove fallisce la politica mondiale, subentra il coraggio e la forza di volontà della società civile, pronta a ribellarsi e a prestare soccorso“.
Le immagini della guerra scorrono a raffica sui social, oltre che in tv. A suo avviso, cosa accade dentro di noi?
“Non siamo progettati per assorbire questa quantità di dolore. Spesso, subentra una sorta di autodifesa che impone di distanziarci dall’orrore propinato fra una influencer in vacanza e una torta al limone. Il genocidio, i naufragi ci scorrono davanti tutto il giorno fra gattini e make-up. Questo provoca anche uno straniamento. Tuttavia, oltre alla sana autodifesa per tutelare la nostra saluta mentale, c’è un pericolosissimo disinteresse nei confronti dell’ingiustizia. Se pensiamo al naufragio del 3 ottobre 2013 (naufragio di migranti, con 368 vittime accertate, a poche miglia da Lampedusa, ndr), quando tutti i leader europei si schierarono compatti per dire “mai più”, a oggi ci rendiamo conto dell’abisso in cui siamo sprofondate. La responsabilità è soprattutto di una classe politica vuota e priva di progettualità che a ogni livello ha costruito intere campagne elettorali sulla pelle dei migranti, delle minoranze. Basti pensare che il 26 agosto 2025 ad Augusta è sbarcata la Ocean Viking dopo un brutale assalto della cosiddetta Guardia costiera libica e non è stata pronunciata una sola parola di vicinanza o solidarietà per l’equipaggio e le persone salvate. Alla barbarie si arriva così: un passo alla volta, un silenzio alla volta. Idem col genocidio a Gaza: non ci si è arrivati in un giorno. Né è iniziato il 7 ottobre 2023 (data in cui Hamas ha annunciato l’avvio dell’operazione di attacco armato contro Israele, ndr), come vorrebbero farci credere. È figlio di un’oppressione a cui nessuno ha voluto rimediare veramente“.
In merito alla campagna Fiori dai cannoni, qualcosa sembra muoversi. Secondo un comunicato diffuso lo scorso 11 settembre dal Ministero degli Affari esteri, ad oggi sono 152 gli studenti palestinesi che hanno ricevuto borse di studio dal sistema universitario italiano, ma finora i Paesi di transito (a cominciare da Israele) hanno concesso solo permessi sporadici, soprattutto per ragioni sanitarie e di ricongiungimento familiare.
La Farnesina conferma l’impegno diplomatico per creare dei “corridoi universitari” che consentano agli studenti palestinesi assegnatari di borse di studio nelle università italiane di raggiungere l’Italia. Rende noto che, a tal fine, il ministro Antonio Tajani ha disposto che le procedure per l’ottenimento dei visti siano chiarite e accelerate sul versante italiano, mentre resta da ottenere il rilascio dei permessi di transito da parte di Israele e Giordania, indispensabili per l’uscita dalla Striscia.
Alessandra Peluso





















