Porto di Augusta, i container una “scommessa a medio-lungo termine”. Primo semestre in chiaroscuro
AUGUSTA – Nel porto di Augusta, dove sono da sempre protagoniste le rinfuse liquide (in lieve calo) per via del polo petrolchimico, si assiste a un raddoppio del volume di traffico di rinfuse secche, mentre a marzo ha ereditato dallo scalo di Catania il traffico dei container.
Un’analisi sommaria è contenuta nelle dichiarazioni del presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia orientale, Francesco Di Sarcina, sui numeri del primo semestre 2024 per i tre porti competenza, segnatamente Augusta, Catania e Pozzallo, in attesa dell’integrazione dei due porti di Siracusa.
Quanto alle rinfuse secche (carbone, minerali, granaglie), raggiungono 1.364.000 tonnellate rispetto a 1.039.000 del medesimo semestre del 2023, in cui solo Pozzallo ne assorbe ben 500mila, mentre Augusta registra un raddoppio, dato che nel primo semestre ha raggiunto quota 637mila tonnellate (lo scorso anno erano appena 329mila). Catania registra un “incremento netto” dei Ro-Ro (navi traghetto solo commerciali) con circa 4 milioni di tonnellate (a Pozzallo sono circa 300mila), ritenuto “frutto probabilmente anche della rimessa in esercizio della nuova darsena, da alcuni mesi a questa parte“: l’infrastruttura, infatti, aveva avuto negli scorsi anni una parziale interdizione a causa di dissesti strutturali, cui l’attuale governance ha posto rimedio agendo sin dal suo insediamento.
“Si tratta di significativi indici di vitalità del Sistema portuale della Sicilia orientale – commenta il presidente dell’Adsp del mare di Sicilia orientale, Francesco Di Sarcina – Sono numeri che, se lavoreremo bene, lasciano presagire importanti risultati nei prossimi anni, anche in vista dell’ulteriore Piano di riorganizzazione che vedrà la luce nel 2025. Essi ci suggeriscono anche alcune migliorie da apportare, che dovranno tradursi in azioni concrete da mettere in campo senza titubanze, in sinergia con gli operatori portuali”.
Nei porti dell’Adsp in esame è stabile invece il numero di Teus, che si attesta intorno ai 28mila contro i 29mila del precedente anno, ma con un indice di pieni maggiore, che porta il contenuto ad un totale di 306mila tonnellate contro le 305mila del 2023: sostanzialmente uguali e per questo settore Di Sarcina si aspetta “in futuro una crescita, in linea con le promesse del terminalista, una volta superate le fasi di startup“. Nel corso del 2024 difatti i container sono stati trasferiti da Catania ad Augusta, dov’è ancora in corso la realizzazione del Pcf (Posto di controllo frontaliero), nuovi varchi e altri servizi di filiera essenziali per questo tipo di traffico. “I container, pur nei limiti della ragionevolezza, sono una scommessa a medio-lungo termine – sottolinea Di Sarcina – che ci auguriamo possa scontare il meno possibile gli effetti, pur presenti, della crisi di Suez e dello spostamento del terminal etneo al porto megarese”.
In merito ai dati sul crocierismo si individua una “leggera flessione, che non preoccupa al momento alla luce dell’exploit del 2023 che difficilmente avrebbe potuto replicarsi nell’attuale esercizio: le crociere a Catania registreranno un ulteriore aumento solo dopo la realizzazione degli importanti interventi pianificati allo scopo, e pertanto costituiscono al momento un obiettivo secondario in termini di scadenze. Senza dimenticare che l’inserimento di Siracusa nel sistema portuale sta già destando grandissimo interesse tra gli operatori di settore“.
“Lieve abbassamento” delle rinfuse liquide, cioè i traffici petroliferi peculiarità del porto di Augusta, comunque ritenuto “meno del previsto alla luce della guerra in Ucraina e della crisi in Medio Oriente“: da gennaio a giugno 11 milioni di tonnellate con una perdita di 400mila rispetto al 2023. “In questo caso l’andamento del mercato è sostanzialmente indipendente dalle politiche dell’Autorità portuale – conclude Di Sarcina – In tal senso stiamo puntando a potenziare i volumi degli altri comparti, quelli sui quali è possibile agire con azioni di sviluppo direttamente attuabili dall’ente; anche se siamo consapevoli nel giusto tempo anche nel settore petrolifero i numeri torneranno regolari”.


















